

La stazione di Pettorano, sulla Sulmona-Carpinone, poco prima della chiusura
PRESENTATO IL LIBRO NERO DELLE FERROVIE ABRUZZESI (CON TANTI UTILI SPUNTI SULLE CONDOTTE DEI POLITICI)
2 DICEMBRE 2018 – Federconsumatori ha presentato il “libro nero sulle ferrovie abruzzesi”. Qualche chicca: da Bari a Roma ci vuole lo stesso tempo che si impiega da Pescara a Roma, cioè tre ore e mezzo, con la piccola differenza che tra il capoluogo pugliese e la Capitale si contano 502 chilometri, mentre tra Pescara e Roma ce ne sono appena 240. Pescara vorrebbe collegamenti più veloci con la Campania e in particolare con Napoli; ma la linea da Sulmona a Carpinone, cioè il tratto appenninico della traversata è stata abolita dal 2011 e serve solo per percorsi turistici, quelli della cosiddetta “Transiberiana d’Abruzzo” che da un lato non svolge alcun ruolo sociale, mentre dall’altro beneficia di un tragitto che, proprio per essere agibile, necessita di interventi di manutenzione.
Ma la bruttura peggiore viene dal confronto delle percorrenze sulla stessa linea Roma-Pescara: oggi si impiega più tempo di quanto ne occorreva nel 1970. E qua siamo all’assurdo, perché la classe politica attuale (quella di opposizione, in verità) ha allestito proteste fino all’inverosimile per lo spostamento del terminal dei pullman da Tiburtina all’Anagnina e non ha mosso ciglio per tutto il tempo nel quale i convogli anacronisticamente hanno finito per dissipare le risorse degli abruzzesi ed hanno di fatto dirottato su gomma quello che era il normale traffico tra l’Abruzzo intero e Roma. La deputata Stefania Pezzopane, il presidente vicario della Regione Giovanni Lolli, il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, non hanno mai neppure ipotizzato un “tavolo” di trattative con Rete Ferroviaria Italiana per rimuovere i punti critici della linea ferroviaria Roma-Pescara; ed hanno avuto tutto il tempo che volevano. Oggi scendono in piazza mentre l’amministrazione comunale di Roma decide, nel suo pieno diritto, di collocare un terminal ad Anagnina piuttosto che a Tiburtina; quindi non fanno che speculare sulle esigenze di un cospicuo numero di lavoratori e studenti pendolari per poter politicamente sfruttare l’ampia eco che questo ennesimo problema della mobilità Abruzzo-Roma fa emergere. Certo non potevano apprestare progetti di rettifica del tragitto (che richiedono tempi lunghi e forse spese non proporzionali alla intensità di traffico); ma almeno potevano concordare con l’amministrazione comunale di Roma (anche nei periodi non brevi nei quali è stata in mano allo stesso loro partito) l’allestimento di un terminal ferroviario a Lunghezza per una linea fino alla Stazione Termini, che avrebbe consentito non solo agli utenti dei pullman, ma anche a migliaia di automobilisti, di usare un collegamento veloce con il centro di Roma. Pezzopane negli ultimi anni ha partecipato solo ai talk-show su temi tutt’altro che politici; Lolli ha confermato che “L’Aquila sta al primo posto” e, ovviamente, il posto dell’Aquila non sta sulla linea Roma-Pescara. Questi campioni della difesa delle classi sociali più deboli hanno partecipato al disegno di Luciano D’Alfonso, presidente della Regione, di costituire un collegamento, alternativo alla attuale Roma-Pescara, con la costruzione di un tratto da molto tempo voluto da L’Aquila (quello da Roma a Poggio Mirteto) da collegare poi con L’Aquila e da qui a Pescara saltando Sulmona. Ed eccoci alla stazione di arrivo di tutte queste condotte politiche dissennate, che spiegano un po’ perché da Roma a Pescara oggi sia necessario più tempo di quello che era richiesto 50 anni fa.






