E’ STATA OGGI LA GRANDE FESTA DEL BIMILLENARIO (A ROMA)

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INAUGURATA LA MOSTRA SU OVIDIO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE – GLI INTERVENTI SULLA STAMPA

17 OTTOBRE 2018 – Tutti gli organi di stampa nazionali (e molti internazionali) hanno oggi scritto e parlato di Publio Ovidio Nasone, per la mostra che è stata aperta alle Scuderie del Quirinale. Un servizio particolarmente ricco di immagini e di dati è stato mandato in onda dal TG2 di ieri sera. Alle due pagine del “Corriere della sera” di ieri si sono aggiunte quelle di quasi tutti i quotidiani di oggi: tra le più dense di contenuti, quelle di “Repubblica”, che con l’articolo di Silvia Ronchey ha affrontato il tema centrale della “sfida” tra il poeta e l’Imperatore Augusto. Ronchey giunge ad affermare che Publio Ovidio Nasone è stato il primo intellettuale a contrapporsi al potere: e soprattutto al potere sconfinato di Augusto, forte e acclamato capo di tutti i Romani fino agli ultimi anni di trono, fino al 14 d.C., che segnò la perdita di tutte le speranze di revoca del provvedimento di relegazione a Tomi con la morte dello stesso Augusto e l’avvìo degli ultimi quattro anni di vita del Sulmonese.

Certo parlare di “sfida” può creare qualche equivoco: Ovidio, nei suoi scritti dal Ponte Eusino, implora l’imperatore di farlo tornare a Roma o almeno di tenerlo relegato, ma non così lontano; in alcuni casi sembra quasi che voglia dimenticare l’orgoglio. Ma i toni del periodo di pena, quasi a contatto con le popolazioni barbare nemiche che incalzavano ai confini del grande Impero, non possono intaccare il coraggio che egli dimostrò nel partecipare alla “corrente antoniana” per la successione al trono; e il coraggio di parlare di “metamorfosi” quando l’auspicio dell’imperatore era quello che tutto rimanesse immoto e intatto, negli oltre sessanta anni di comando pressochè assoluto. Per questo a Ovidio si sono ispirati tutti gli esuli, in particolare i più grandi intellettuali che hanno dovuto subire la sopraffazione dei regimi totalitari in questi duemila anni. Ovidio in questo è stato il modello.

Questo è stato il giorno della vera festa di Ovidio nel bimillenario della sua morte: un giorno che può essere paragonato a quello di quattro anni fa, quando i suoi versi echeggiarono ai piedi del Campidoglio con le “Metamorfosi” lette da Vittorio Sermonti nella ultima traduzione in italiano che sia stata data alle stampe: quella fu la notte del suo ritorno ai Fori; oggi l’allestimento alle Scuderie consente di vedere quante, tra le più grandi opere d’arte, sono state ispirate ai miti delle Metamorfosi. E sembra così compiuto il caldo desiderio del Vate che dal Mar Nero invitava i libri delle sue “tristezze” a raggiungere, loro che potevano, Roma per unirsi a quelli delle “Mutate Forme”, il capolavoro che egli era convinto sarebbe rimasto per i tempi a venire.

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