Eppure lo sparo serve

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fuoco San Panfilo

VITUPERATI FUOCHI D’ARTIFICIO, FARNE A MENO SEMBRA NON FESTEGGIARE

28 APRILE 2017 – Romantici e dispendiosi fuochi pirotecnici: se non ci fossero, le feste patronali non si avvertirebbero, oppure resterebbero nella zona grigia del quotidiano.

Sullo sfondo del declivio del Monte Morrone (si intravvede nel vespro il profilo del Colle delle Fate di Roccacasale), una esplosione (neanche delle più appariscenti) dà la sensazione dell’eccesso, che viene a turbare il sonno incipiente di fiere sparse dappertutto e oggi inutilmente protette dagli altri eccessi, quelli di chi vorrebbe vietare pure lo sparo di una pistola.

Il “botto” terrebbe al sicuro da ogni forza incontrollata e selvaggia della natura, quindi anche da quelle negative e infernali. Che c’entra tutto questo con la sacralità della festa cristiana? E’ solo il dazio da corrispondere per aver innestato la festosità sull’impianto dei riti pagani, velleità di imperio sulle forze agnostiche della natura, sempre uguale nel corso “di mille secoli da un’alba antica” (per chi l’avesse perso: Fabrizio de Andrè, Inverno).

E la settimana prossima spari in grande stile si faranno a Pratola e a Cocullo. Giornatacce per orsi appena svegliati e lupi e fringuelli; e per chi nella rivoluzione cristiana crede davvero e non per magica ritualità.

Nelle foto i due aspetti della festa di San Panfilo: la processione con i vescovi di Sulmona e dell’Aquila e un ignorantissimo eppure caratteristico fuoco d’artificio al rientro del busto del Santo in Cattedrale. 

Processione San Panfilo