L’ordine del giudice? Più o meno un consiglio per gli acquisti

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I CANCELLIERI SI SENTONO TRADITI DAI SINDACATI CHE PRESENTANO UNA MEMORIA A FAVORE DEL PADRONE MINISTERO

20 NOVEMBRE 2012 – A poche ore dalla decisione del Giudice Marsella sulla sospensione delle pratiche di trasferimento dei cancellieri dal tribunale di Sulmona, il sindacato della Uil Pubblica Amministrazione, nonché la Sag Unsa e la Flp hanno presentato una richiesta affinchè il giudice accolga le tesi del Ministero contro quelle dei lavoratori.

La circostanza non è detto che di per sé influisca in modo decisivo sull’orientamento del magistrato; ma intanto ha determinato la netta reazione, soprattutto del sindacato della pubblica amministrazione aderente alla CGIL che vi ha visto un sostanziale abbandono della tutela dei cancellieri e lo ha denunciato in una conferenza stampa.

Le divergenze tra sindacati, tanto a livello nazionale che in sede locale non sono novità di questi giorni; sotto altro aspetto, è davvero inedito che delle organizzazioni sindacali presentino addirittura una memoria per convincere il giudice a disattendere una richiesta dei prestatori di lavoro.

Tuttavia non si potrebbe comprendere l’essenza di questa situazione paradossale se non si leggesse a fondo la serie di comportamenti che la sottende: il sostegno alle ragioni del Ministero della Giustizia viene dall’accordo, raggiunto a livello nazionale, per attuare la soppressione dei 37 tribunali. In sostanza, questo soccorso che i cosiddetti rappresentanti dei lavoratori assicurano al padrone Ministero è l’attuazione del disegno che a livello politico ha visto i deputati Maurizio Scelli e Paola Pelino (per rimanere a quelli che avrebbero dovuto sostenere le ragioni dei tribunali “minori”) e ai senatori Legnini (che poi ha proposto una singolare agonia dei tribunali) e Lolli (che per le questioni del terremoto a L’Aquila e solo per quelle ha deciso di ribellarsi al partito) votare per la legge di soppressione dei tribunali. E’, come si vede, un problema di rappresentanza; ed è un vero tradimento politico dei rappresentati. Ma ai lavoratori che si sentono traditi occorre chiedere dove fossero quando in Italia e in Abruzzo si indicavano politici e sindacalisti come gli apparati del consenso svincolati da ogni effettiva democrazia interna. Hanno firmato una cambiale in bianco che ha consentito a gente del non alto livello politico di Lama, Benvenuto, Marini, Del Turco, di trasformarsi da sindacalisti a parlamentari e ministri; ed ora non riescono ad arginare uno strapotere che si permette il lusso di violare un ordine del Giudice (come quello emanato dal Tribunale di Sulmona alla fine di ottobre), continuando imperterrito come se le ordinanze dei giudici fossero consigli per gli acquisti.