PATRIOTTICHE CERIMONIE DI 47 ANNI FA TRA FUMI COLORATI E BRACCIA TESE NELLA CASERMA INTITOLATA A BATTISTI (CESARE)
13 FEBBRAIO 2019 – Oggi non giurano neppure i testimoni davanti al giudice; si impegnano “a dire il vero”. E ciò basti. Non si giura più neanche nella desertica

Belli impettiti davanti alle fidanzate con i fumi tricolori che incombono
Caserma “Cesare Battisti”, dove nel 1972 era uno sfavillio di “Lo giuro” dei baldi giovani di leva, con la successiva apoteosi di fumogeni tricolori e applausi dei parenti giunti un po’ da tutta Italia.
E tutto questo sotto lo sguardo attento di un Sebastiano Marini che te lo trovavi dappertutto, a riprendere di fronte i fanti con il braccio destro teso e, più veloce del suono, a riprenderli di profilo prima che lo abbassassero…(si fa per dire).
Qualcuna di queste reclute trasformava quella sacra formula “Lo giuro” in una osservazione più prosaica che molti anni dopo fu ripresa dalla Lega con il celodurismo ( si passi il linguaggio da… caserma, ma l’hanno portato i nuovi Lanzichenecchi che hanno conquistato l’Abruzzo alle ultime regionali).
La caserma sarebbe stata più popolare se fosse stata intitolata a Battisti Lucio, che cantava di voli plananti sopra boschi di braccia tese (dal che la troglodita sinistra interpretò tendenze fasciste del mito di Poggio Bustone)
Rigorosamente in bianco e nero le foto per “Il Tempo”, sviluppate e stampate in uno stanzino di un metro per ottanta centimetri in Corso Ovidio 222, riprese con una Minolta Autocord 6×6

La bandiera del 17 Reggimento Fanteria Acqui

L’alta uniforme era davvero alta, quasi da coprire la visuale, con il pennacchio, al Commissario Giuseppe Leacche

Momenti magici e divise eleganti; sullo sfondo, con la sua inseparabile Linof, Sebastiano Marini

Tribuna delle autorità che allora erano veramente autorità

Sfilano davanti alle autorità le reclute del 1972 che adesso avranno gli acciacchi della terza età

La tribuna dei parenti emozionati più dei fanti






