FRANCO LA CIVITA: “MOLTE IDEE PER ANDARE CON PESCARA”

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L’EX SINDACO RILANCIA L’ ASSE SANITARIO E QUELLO DEI TRASPORTI

18 NOVEMBRE 2013 – “Aderisco certamente all’idea di transitare nella provincia di Pescara. Ero fuori Sulmona nei giorni scorsi e non ho potuto seguire tutte le fasi di costituzione del Comitato, ma debbo sottolineare che questa sarebbe l’unica scelta idonea a dare un futuro alla città”.

Franco La Civita ha preso poco dai democristiani dorotei: dice chiaro e tondo il suo programma e rivendica una spinta che, da sindaco, dette all’avvicinamento di Sulmona a Pescara: “Pensai subito alla metropolitana leggera, cioè a quel tratto di ferrovia Roma-Pescara che parte da Sulmona per giungere nel capoluogo adriatico. Era già pronto un progetto, con un terminal nei pressi dell’attuale mattatoio comunale, due rampe di ascensori che arrivavano l’uno a Largo Mazara, quindi nel cuore del centro storico e l’altro nei pressi della Chiesa di San Pietro. Poi si trattava di rivedere dei tratti di ferrovia dalla parte di Pescara. Avremmo avuto due centri di città collegati in trentacinque minuti, con convogli frequenti e leggeri.

Ma anche su un altro versante – aggiunge – si deve perseguire il disegno di unire Sulmona a Pescara: quello della sanità, attraverso la costituzione di un unico grande ospedale di Sulmona e Popoli. L’idea, che risale almeno a venticinque anni fa, fu respinta dai popolesi perchè andavano fieri del loro ospedale e pensavano addirittura che superasse in prestazioni quello di Sulmona. Ma non erano lungimiranti, perchè un grande nosocomio non si fonda solo su singole individualità di primari: può valere il principio opposto, cioè che i grandi nomi si spostano solo se vedono strutture grandi e attrezzate. Avremmo unificato vari reparti, perchè era ed è assurdo averne due a distanza di quindici chilometri, a beneficio di nuove specializzazioni. E’ possibile che per alcune cure oggi si debba andare a Latina o a Pisa? Avremmo costruito un grande complesso, al limite a metà strada, tanto per raggiungerlo sarebbero bastati pochi minuti della superstrada che porta fino a Santa Brigida. Avremmo dato ossigeno al circondario e, soprattutto, avremmo svolto una politica di coinvolgimento dei centri abitati confinanti”.

E’ un fiume in piena, La Civita, come lo era trenta anni fa: nel 1983 divenne sindaco di Sulmona e nel 1988 replicò il consenso quasi raddoppiandolo. Appena un anno dopo il suo insediamento si trovò con il problema del terremoto, quella scossa con epicentro a San Donato in Val Comino (confine con il basso Lazio nel Parco nazionale) giornalisticamente definito il sisma della paura perchè non ci furono morti, se non uno di infarto. La Civita, durante una conferenza stampa al Comune, stava per trasformare un problema in una opportunità, perchè sosteneva che il terremoto aveva lesionato l’acquedotto del Gizio e bisognava rifarlo con i fondi della ricostruzione.

Ha sempre puntato ad avere il massimo, ma non si è mai negato che per avere qualcosa bisogna chiedere più del… massimo. Così riaccese le speranze per il futuro della città. Poi non andò tutto liscio; ciò non toglie che legga ancora al libro dell’entusiasmo e sostiene: “Diamo impulso alle idee  – continua Franco La Civita – per dimostrare che Sulmona sta con Pescara: oltre alla metropolitana leggera e alla questione-sanità, peraltro già sottolineata su “Il Vaschione” da altri interventi, c’è quella del tribunale, perchè dal contatto con Pescara per lo meno il tribunale di Sulmona può sperare di riannettersi i territori che erano suoi fino agli anni Venti, cioè quelli delle ex Preture di Torre de’Passeri, Popoli e in parte San Valentino”.