GAS, Governatore Anti Sulmona

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Il fumo diventa nebbia

Sarà che conserviamo una vena di anti-regionalismo, ma questi presidenti delle giunte regionali, da un po’ chiamati governatori, ci sembrano del tutto inutili per quello che dicono e che fanno; sarà che

 consideriamo le Regioni come la principale causa del dissesto della finanza pubblica (e quindi della continua crescita dell’imposizione fiscale), ma di quello che dicono vorremmo fare a meno, visto quanto ci costano. Cerchiamo di leggere qualcosa di concreto nelle parole di Vendola, ma dopo i primi dieci minuti rinunciamo: aria, aria, peraltro neanche brezza marina. Basta provare a sostituire il nome di chi articola quei periodi per scoprire che le stesse cose potrebbe dirle uno qualsiasi, senza nessuna connotazione politica e soprattutto senza nessun apparato, o analisi, o studio legislativo  che dovrebbe qualificare il discorso di un amministratore di quella portata.

E lo stesso Chiodi dice poche cose fumose? “Ogni comunità è artefice del proprio destino” ha detto solenne al teatro di Sulmona senza tenere in mano il teschio che brandiva l’Amleto di Shakespeare. E la Valle Peligna deve diventare “competitiva, proporre progetti perché i finanziamenti saranno investiti soltanto per iniziative condivise e mirate a sviluppo e rilancio e non per fare strade e aiuole”. Qui il fumo diventa nebbia fitta, soprattutto di idee, perché si fa confusione e non poca: le strade sono generalmente infrastrutture, mentre le aiuole sono in genere arredo urbano: queste ultime assecondano la tendenza dell’uomo a vivere nel verde e non creano sviluppo, mentre le prime sono un cardine dello sviluppo, forse il principale, come si studia in Economia.

Chiodi_Federico

Ma non fa in tempo a lasciare il palcoscenico del teatro che Chiodi, all’uscita, impatta negli ambientalisti che protestano contro il gasdotto, caccia gli artigli e lascia da parte l’aria fritta: “Sembra che vi siate svegliati ora – sibila contro Mario Pizzola e non ascolta Paola Pelino che cerca di mediare – il progresso deve andare avanti anche senza l’avallo delle comunità e delle amministrazioni locali”. Ma come, due minuti fa, sul proscenio, non aveva detto che “i finanziamenti saranno investiti soltanto per iniziative condivise”? Certo, bisogna sapere sempre chi sono quelli che condividono: l’impresa che realizza il metanodotto, quelli che vendono il gas e quelli che lo consumano a tremila chilometri, il presidente della giunta regionale, che dovrebbe sapere, ma non condivide, che quella di Sulmona è una zona sismica di prima categoria e forse non è prudente collocarvi un colosso del genere. Spogliato dei dubbi amletici, il Chiodi di Via De Nino non si fa scrupolo di sputare addosso al sindaco Federico, alleato di maggioranza e fin troppo leale sostenitore del pdl. Qualche ora prima (i giornali che lo riportavano erano ancora freschi di stampa) Federico aveva detto che il “no” al metanodotto era talmente chiaro e ribadito da delibere del Consiglio che ripeterlo significava addirittura svilire l’ufficialità degli atti assunti. Chiodi perde la pazienza e si fa un baffo del primo cittadino che lo ospita; mette anche da parte le massime circa il destino che ogni comunità si sceglie e appioppia il destino del metanodotto ai peligni. Bene, non c’è che dire, del resto i dubbi amletici non fanno governare come si deve. E a Sulmona l’incolore politico smette di essere propalatore di aria fritta; smette anche di essere un oratore fumoso ma rimane leggero, etereo, lieve e, a pieno titolo, gassoso.