GEROSOLIMO STUDIA DA ASSESSORE

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E TACE SULLO SCIPPO FERROVIARIO ALLA VALLE PELIGNA PER NON DISTURBARE IL MACCHINISTA D’ALFONSO – LE DIFFERENZE CON LA CIVITA

14 LUGLIO 2014  – Andrea Gerosolimo è stato eletto, con una messe di voti, consigliere regionale (nel dipinto di Atlante che sostiene il mondo si può leggere il ruolo di Gerosolimo che deve reggere il peso delle scelte di D’Alfonso per escludere Sulmona dai flussi ferroviari e autostradali).

E’ stato imposto da Luciano D’Alfonso che lo ha fatto votare contro le indicazioni del Partito Democratico, orientato a votare Massimo Di Paolo. Sembra di ripercorrere il passato politico di Franco La Civita, che fu espulso dalla Democrazia Cristiana quando formò “Democrazia Popolare” che alle elezioni del 1975 ottenne quattro consiglieri comunali. Subito dopo Remo Gaspari, suo nume tutelare, lo fece rientrare nella DC con banda ed onori, al punto che nel 1983 lo fece eleggere sindaco e nel 1990 gli fece raggiungere l’apoteosi di voti, cosicchè diventò assessore della giunta regionale Salini, con tutto quel che segue per le vicende dei piani Pop. Lo schianto fu forte, ma il disegno era portentoso: Sulmona stava per ottenere il presidente della giunta regionale.

Ora Andrea Gerosolimo è il prodotto di Franco La Civita, che infatti lo ha imposto al Pd locale, forte del suo rapporto personale con D’Alfonso (sarà proprio così saldo? Fatto sta che così appare). La differenza tra Gerosolimo e La Civita, però, si comincia a manifestare concreta ed abissale: La Civita, nonostante la bugiarda affermazione di Gaspari (“In Italia non si faranno altre province” disse per essere creduto dai fessi; poi ne furono istituite quindici…), continuò a battersi per sostenere la proposta di legge per la istituzione della provincia di Sulmona. Lo vedemmo guidare una delegazione di decine di pullman a Pescara e a Roma per non lasciare niente di intentato. Lo avrà fatto per recuperare consensi che la peregrina uscita di Gaspari aveva lasciato in libera uscita dalla DC; lo avrà fatto per conquistare il voto di chi credeva al suo impegno della città nella regione, sempre subordinato ai suoi interessi di affermazione politica, ma almeno subordinato solo a quelli; insomma lo avrà fatto per tante ragioni, ma non si è lasciato sfuggire nessun “treno”.

Neanche un “bah…” sulle sparate del “governatore”

Gerosolimo, dall’alto delle migliaia di voti ottenuti, non ha neanche detto “bah” all’insano progetto di tagliare Sulmona e la Valle Peligna dai collegamenti tra Pescara e L’Aquila. Mai si era verificato che un consigliere regionale dormisse (o facesse finta di dormire) mentre si parlava di questioni di vita e di morte per il futuro della Valle Peligna. Può essere che Gerosolimo debba fornire la prova d’amore a D’Alfonso e lasciare morire Sulmona per ottenere un posto da assessore nella prossima giunta; fatto sta che tace e, quando sta per incassare sberle, si scansa e le lascia abbattere sulla sua città. Bella figura di combattente.

Della crisi che avvolge il suo territorio forse si fa beffe; in effetti, poi, una analisi che consideri gli elettori come parti di un progetto politico è fin troppo idealistica. Chi ha votato Gerosolimo, forse lo ha fatto senza pensare né alla ferrovia, né all’autostrada o alle industrie, soprattutto in un partito che ha raccolto modalità e strategie della Democrazia Cristiana. Quindi, proprio chi lo ha votato ci tiene a che non si metta in rotta di collisione con D’Alfonso. Ma, di fronte alla scempiaggine di collegare la stazione di Corfinio con quella di Raiano o quella di Pratola con l’altra, di Pratola Superiore, da giovane che deve preparare un futuro ai giovani, Gerosolimo si deciderà a battere un colpo? Noi cominciamo a contare i suoi giorni di silenzio. Sono già cinque. Bolino, Pizzola, Evangelista (citiamo a caso tra quelli eletti da DC, PSI, PCI) sarebbero già arrossiti.

(Sul silenzio anche del Sindaco in merito alle proposte di D’Alfonso, v. “Ma il sindaco non si oppone all’isolamento di Sulmona”).