GLI UOMINI FORTI FANNO A MENO DELLE BRETELLE

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La stazione di Sulmona

LETTERA APERTA ALL’AMMINISTRATORE DELLE FERROVIE MAURIZIO GENTILE

Caro Maurizio,

mi riferiscono che su facebook questa sera il “governatore” dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, allestendo una di quelle recite a soggetto per le quali il politico-padre rassicura il politico-figlio facendo finta di parlare con lui, ma rivolgendosi a tutti i governati, annuncia ad uno dei suoi assessori: “Nei primi giorni di ottobre ti porto il benemerito non solo di Sulmona Maurizio Gentile, amministratore delegato di RFI e il nuovo amministratore delegato di Trenitalia Orazio Iacono”. Il tema trattato era quello della bretella ferroviaria che eviterà Sulmona nel collegamento veloce L’Aquila-Pescara; l’assessore mal-trattato dagli intervenuti al dibattito era Andrea Gerosolimo. Ma tanto maltrattato che, senza aspettare lunedì e dimenticando che, quando fa le bizze, Gerosolimo non va neppure in giunta, D’Alfonso ha ritenuto di distogliere la sua attenzione dalla fondo-valle Sangro, di domenica sera, per concentrarla su una bretella.

Ti scrivo questa lettera aperta non tanto perché siamo stati compagni di scuola (che in genere non vuol dire molto), quanto perché nei nostri venti anni ci capitò di recitare insieme “Processo a Gesù” di Diego Fabbri, nella chiesa di San Francesco della Scarpa per la regia di Concezio Barcone e durante le prove affinavamo le battute con una gran fatica, perché di arte drammatica eravamo a completo digiuno. Tuttavia dei due personaggi che interpretavo, in uno mi dicesti che non avevo bisogno alcuno di calarmi, perché combaciava perfettamente con il mio modo d’essere. Si trattava di un disincantato uomo della Palestina che di Gesù, in sostanza, diceva: “Ma non sarà uno dei tanti che viene ad annunciare il Messìa, uno di quelli che incantano i semplici nei mercati?”. Insomma, se non fosse stata scritta da Diego Fabbri, super-portato da ambienti cattolici, avrei avuto qualche difficoltà a recitare quella parte dissacrante per la figura addirittura di un Redentore, di qualcuno che ha cambiato veramente il mondo, o, forse di più ancora, la coscienza degli uomini. Però quella considerazione da parte tua, insieme a poche altre che ci siamo scambiate a Piazza XX Settembre negli anni dell’università, mi è rimasta bene incisa nella memoria e, debbo dire, penso che sia il succo del mio modo di essere; comunque l’ho sempre ritenuto il miglior regalo che un amico abbia potuto farmi. Tratteggia il carattere di uno che con il dubbio non solo convive, ma lo coltiva intensamente, lo fertilizza, lo accarezza; magari non se ne fa paralizzare, ma diciamo che è molto difficile che si faccia abbindolare dalle verità a portata di mano, tanto meno dagli entusiasmi.

Ora, pensare che D’Alfonso ti possa “portare” mi sembra molto strano. Penso che ti possa tutt’al più invitare, caldamente richiedere, rispettosamente invocare. Poi, a tutto concedere, ti potrebbe accompagnare  in una visita di un ministro dei trasporti, perché so che quando si tratta di rispettare queste nomenclature, pure voi manager vi dovete sottomettere. Ma che D’Alfonso possa dire che “Ti porta” da Gerosolimo mi sembra di pari probabilità che possa resuscitare Lazzaro. E allora consentirai di chiedermi, a distanza di quarant’anni, se non sia un modo di far abboccare i semplici nei mercati. O alle elezioni.

Non ti vedo a farti portare, con o senza guinzaglio, quale animale da circo oppure persona priva di libero arbitrio, ad eseguire una promessa fatta sui “social” per dare una dimensione del potere di un governatore, che nel caso di specie non è neppure Ponzio Pilato, tanto vituperato eppure tanto riabilitato negli ultimi decenni. Anzi, se verrai in Abruzzo all’inizio di ottobre (perché voglio sperare che almeno D’Alfonso non si sia inventato in radice tutto), cerca di chiarire, se non vuoi tradire lo spirito dei nostri vent’anni, questa brutta presentazione e di’ in apertura: “Premesso che D’Alfonso non mi porta da nessuna parte perché decido io dove andare…” .

Poi, magari aggiungi pure che questa della bretella per evitare Sulmona dai collegamenti veloci tra Pescara e Roma è la più marchiana cappella che le Ferrovie abbiano potuto prendere; e che l’hanno presa per non dispiacere i politici alla D’Alfonso; che non si può concepire una linea da Pescara a Pratola elettrificata e da Pratola a L’Aquila a diesel; che, anche a voler elettrificare da Pratola a L’Aquila, il traffico di passeggeri non legittima spese di questo livello; che non si giustifica tecnicamente una bretella per eliminare un nodo ferroviario (e quindi coincidenze e quello che consegue) e risparmiare cinque minuti di percorrenza; che non è il caso di imbattersi nella concorrenza con autostrada e superstrada da Pescara a Bussi-L’Aquila (tempo di percorrenza un’ora) per proporre un collegamento da Pescara a Pratola-L’Aquila in un’ora  e tre quarti. Del resto, con sincerità mi dicesti sei o sette anni fa, che interventi sulla Roma-Pescara non si prevedono e non si giustificano con le scelte delle Ferrovie.

Ora, se ti devi “far portare” da D’Alfonso perché questi possa dire alla prossima campagna elettorale, per la Camera o per il Senato, di aver realizzato collegamenti veloci in Abruzzo, è meglio che rimani a Roma; così assisteremo ad una decina di riunioni di giunta senza Gerosolimo che deve vendicarsi con D’Alfonso perchè non ti ha “portato”. E, se proprio non ti costa troppo, cancella questa bretella, così le Ferrovie fanno una figura migliore. Questo, poi, sarebbe l’unico caso nel quale, applicando una bretella, si calerebbero i pantaloni.

Con il disincanto e le perplessità di sempre, Tuo

V.C.