I CONFINI DI UNA PROVINCIA NON SONO RETICOLATI

290

GLI AMBITI TERRITORIALI DEBBONO ADATTARSI AI TEMPI

24 SETTEMBRE 2013 – L’opinione del prof. Giuseppe Evangelista, favorevole ad un avvicinamento di Sulmona alla città di Pescara innanzitutto per i servizi della Sanità, si unisce a quella di vari altri Sulmonesi, ma contiene una peculiarità, che le consente di essere ripresa da altri organi di informazione: viene da una persona e da un’area politica che non ha mai fatto del campanilismo la propria bandiera (nella foto in alto il Piano delle Cinque Miglia, nella parte più meridionale della provincia dell’Aquila). Questa caratteristica la arricchisce di un tono finora assente nelle analisi della profonda crisi del centro-Abruzzo: al di sotto di condizioni di vita minime non è giusto affidarsi ad una visione verticistica della organizzazione dello Stato ed ora anche delle Regioni.

Nessun confine provinciale può pesare sul cittadino

L’esempio di un trasferimento in ambulanza che richiede un’ora e mezzo per L’Aquila è sconcertante, come è sconcertante il tragitto che l’ambulanza segue (richiamiamo, per la descrizione di altri particolari, a “Passare a Pescara prima ancora per l’ospedale che per il tribunale”, pubblicato ieri). Altri dolorosi retroscena possiamo indicarli in brevissimi appunti: per effettuare una “tac” urgente si deve andare a Chieti o ad Avezzano e la si può ottenere con grande efficienza, in poco più di un’ora. Perchè Sulmona dovrebbe dipendere dall’Aquila? Quello che vuole sottolineare il prof. Evangelista, che è stato consigliere regionale e che non ha portato a Palazzo dell’Emiciclo i conti spiccioli del campanilismo vetero-culturale, potrebbe avere eco in mille e mille casi che ogni cittadino di Sulmona e del centro-Abruzzo racconterebbe della sua storia con le istituzioni e con i servizi. Dunque mai come adesso è stata l’ora di guardare alla collocazione dei servizi sul territorio in relazione alle esigenze di chi ne deve fruire; e nessuno si può permettere di imporre perimetrazioni che non rispondano alle esigenze di chi paga le tasse esproprianti e paga in alcuni casi costi comunque elevatissimi per beneficiare della assistenza dello Stato in materia di sanità o di giustizia o di istruzione.

Le province che non si aboliranno mai

Né vale opporre il motivo che sembra ad effetto, ma è solo un pretesto: la proclamata abolizione delle province (nella foto a fianco le catene montuose da Campo di Giove alla Marsica). A tal proposito va rilevato che il programma del governo Berlusconi del 2008 prevedeva tra i primi punti la soppressione delle province e non prevedeva la soppressione dei tribunali. Il risultato è che quel governo ha soppresso i tribunali (è stata una delle ultime leggi che si è affrettato ad approvare prima di consegnare le leve a Monti), ma non ha soppresso le province, perchè sul punto la Lega ha eretto barricate. Dunque, per i prossimi cinquant’anni o forse più le province non si sopprimono. Quand’anche si dovessero cancellare prima, sarebbero pur sempre sostituite da ambiti territoriali in vista dei quali è bene fin da adesso mettere le cose in chiaro: che, cioè, appunto, Sulmona ha diritto e interesse a starsene con Pescara, sia per la Sanità che per la Giustizia che per tutto quello che caratterizza un capoluogo o, come la si vorrà chiamare, una città-guida di un territorio, per le infrastrutture che comunque bisognerà collocare in un posto anziché in un altro, vicino ai maggiori nodi di attrazione e di aggregazione delle risorse e dell’offerta di servizi e non in lande desolate, ove furono costruite nel Medioevo città che dovevano rispondere soprattutto a criteri di difesa, di isolamento. Quando si comprenderà che su ogni fronte, da quello sanitario al quale ha fatto riferimento il prof. Evangelista, a quelli che per definizione vengono sostenuti dallo Stato, occorre guardare alle esigenze minime dei cittadini e non a quelle delle segreterie dei partiti che vogliono conservare lo status quo, si potranno disegnare i moderni centri di aggregazione sul territorio, che si chiameranno nel modo più vario, ma che giammai dovranno aggravare i sacrifici di chi sta nella periferia dello Stato.

Sullo stesso tema: “Settembre andiamo, è tempo di migrare a Pescara” ; “Scegliere Pescara capoluogo? Di corsa“; “Passare a Pescara per l’ospedale prima ancora che per il tribunale“; “In due anni si può passare a Pescara? Il Prefetto:”Le leggi ci sono“”