ORLANDO DICE LA PAROLA DEFINITIVA SUL SALVATAGGIO DEL TRIBUNALE: NO

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ADESSO CESSERA’ IL BALLETTO DELLE PROROGHE (E DEGLI IMBROGLI AGLI ELETTORI)

20 NOVEMBRE 2016 – Il Ministro della giustizia, Andrea Orlando, intervenendo in un convegno, ha rincuorato gli Aquilani, assicurandoli come “il ritorno alla normalità passi anche attraverso l’attuazione delle regole volute per il resto del Paese”. Le regole volute per il resto del Paese sono quelle che hanno portato alla eliminazione di tutti i tribunali che non avevano sede nei capoluoghi di provincia, tranne tre o quattro eccezioni, per i posti nei quali i parlamentari eletti da quelle popolazioni si sono battuti come leoni. “Quello che è avvenuto nel resto d’Italia dovrà avvenire anche in Abruzzo”: quindi Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, sospesi per consentire a L’Aquila e Chieti di ricevere uffici, personale e giudici, cesseranno di funzionare nel 2018. Anzi pare che il tribunale dell’Aquila, per esempio, a corto di personale, stia premendo perché la soppressione di Sulmona e Avezzano venga anticipata, in modo da coprire gli organici.

Questo la dice tutta anche sulla utilità delle grandi pensate di Stefania Pezzopane, Paola Pelino, Filippo Piccone etc di ottenere la proroga e farla passare come un proprio successo e un successo degli utenti della giustizia di Valle Peligna e Marsica: il rinvio c’è stato solo per le esigenze aquilane e, una volta che queste sono cessate, del disagio delle popolazioni importa un fico secco a Via Arenula, dove troneggia il Ministero della Giustizia, a Palazzo Madama, e insomma dovunque siederebbero le menti pensose dei destini degli abruzzesi.

Il ruolo di Stefania Pezzopane da L’Aquila

Una avvisaglia in questo senso si era avuta quando, smentendo Paola Pelino circa la sua volontà di riceverla, il Ministro le ha in sostanza chiuso la porta in faccia. Pare sia stata rilevante l’azione di sgambetto della Pezzopane che, pur di non consentire anche un minimo successo di immagine della rivale, avrebbe indotto il Ministro a negare quanto prima aveva concordato. Poi magari si sarà ricordata di essere stata votata anche a Sulmona, ma come si sa da un paio d’anni è presa da altri pensieri, non proprio consoni al suo ruolo di rappresentante del popolo in Parlamento.

Sulmona non ha imparato la lezione, perché, nonostante Paola Pelino abbia votato la legge di soppressione del tribunale, i Sulmonesi l’hanno rieletta. Un segnale diverso, per esempio, a L’Aquila sarebbe emerso certamente e, pur di non rimandare al Senato chi aveva danneggiato la città, gli Aquilani non sarebbero andati a votare. Non vogliamo dire che avrebbero devastato la città come fecero  (mostrando la loro vera natura) nel 1971 per impedire che il capoluogo di Regione passasse a Pescara; ma non avrebbero votato un Lolli che non fosse stato in linea con le pretese della città.

Ora la parola chiara da parte di uno che per solito chiaro non è, come Orlando (che è stato messo al posto di Gratteri per non parlare e non pensare), viene a confermare  che i tribunali saranno soppressi e chiunque parlerà di loro conservazione imbroglierà avvocati, cancellieri, utenti e sin dal prossimo convegno o apparizione pubblica meriterà ortaggi e pernacchie.

Viaggia anche il testimone di Ateleta

Almeno adesso, a bocce ferme, sapremo che Sulmona non avrà il suo tribunale; gli avvocati penseranno a farsi valere per quello che sapranno fare in un’area quasi quadrupla rispetto a quella nella quale si relazionano finora, con 2500 colleghi e non con 270 e probabilmente i migliori raggiungeranno posizioni più rilevanti di quelle che ora ricoprono; i cancellieri che dovranno prendere il treno ogni mattina potranno passare davanti a casa di Paola Pelino a dare un salutino; il famoso testimone di Ateleta che dovrà comparire in una causa per adempiere al suo dovere facendo i 140 chilometri ad andare e i 140 chilometri a tornare (tre persone in cinque anni saranno stati i testimoni di Ateleta davanti al Tribunale di Sulmona) si prenoterà un taxi che gli pagheremo noi purchè questa lagna finisca.

Tre domande al Ministro

Fatto tutto questo, il Ministro dovrà pure dirci perché conserva una Corte d’Appello a L’Aquila, sulla faglia che avrebbe sterminato centinaia di persone nel palazzo di giustizia se si fosse mossa sei ore più tardi. Dovrà dirci perchè la Corte d’Appello dovrebbe rimanere in una città ricostruita negli anni Sessanta in violazione di tutte le valutazioni sismiche e addirittura modificando leggi che la avrebbero dovuta considerare di prima categoria sismica perché ha la stessa storia sismica di Avezzano e Sulmona. Gli domanderemo perchè, potendola spostare a Pescara (o, meglio a Roma, riducendo i distretti come vuole una ipotesi di riforma), la lascia in una città sprovvista di aeroporto; praticamente senza stazione ferroviaria; nell’estremo quadrante nord-ovest della Regione, con strade di collegamento sottoposte a bufere di neve per vari mesi all’anno. Dopo essere stato a L’Aquila a lisciare per il verso giusto gli Aquilani che vivono e arricchiscono in tutte queste contraddizioni e a fare la voce grossa per il rispetto della legge, verrà pure a Sulmona e andrà ad Avezzano a spiegare tutte queste cose?

Nella foto in alto Andrea Orlando: comprereste mai da quest’uomo un tribunale usato?