SI INVOCA INUTILMENTE LA VISITA DEL PREMIER A L’AQUILA
14 OTTOBRE 2014 – Grande agitazione nel PD abruzzese sul rinvio (o annullamento?) della visita di Renzi a L’Aquila.
Nelle ultime ore s’è sparsa la voce che il Presidente del Consiglio ha dovuto rivedere il programma perché impegnato per l’alluvione di Genova.
Sarà.
Sembra più plausibile l’altra spiegazione: che Renzi ha rottamato il PD e di certo non poteva presentarsi allegro in Abruzzo dove c’è tutto da rottamare: da Legnini, che era della vecchia guardia, a Pezzopane, che viene proprio dalla struttura arcaica del PCI (e pare abbia anche una pensione assicurata per il periodo di lavoro come funzionaria); cioè viene dal PCI dei trinariciuti come disegnati nel “Candido” che contrastavano i democristiani, padri per elezione di Renzi boy-scout e sostanzialmente democristiano.
E poi c’è Cialente, che sfodera ogni tanto le origini orgogliose del vecchio DS (veramente in questi ultimi mesi le sta sfoderando un po’ meno, secondo il costume aquilano di passare dalla parte dei vincitori, già risalente all’epoca di Carlo d’Angiò). E che dire di Lolli, che ha accettato che il reato di favoreggiamento a lui contestato si prescrivesse, senza rinunciare alla prescrizione? Renzi è tollerante con chi (del suo governo) riceve le informazioni di garanzia ed ha ripreso molto dall’altro padre per elezione, Berlusconi, ma si è detto intransigente con chi il processo l’ha evitato solo per la prescrizione. E D’Alfonso dove lo mettiamo, che era già sindaco di Pescara (e quindi rappresentava l’establishment del vecchio Pd) quando Renzi cominciava a sgambettare per poi darsi al capolavoro di perfidia politica dello “stai sereno” con Letta?
Insomma, arrivando a L’Aquila dovrebbe turarsi il naso al punto di fare una visita in apnea, che proprio non si addice ad un rottamatore convinto che fa giusto in tempo a prendere fiato per parlare a macchinetta. Ma l’agitazione è grande e si teme, nel PD, che, come a Genova è arrivata l’acqua, a L’Aquila arrivino i fulmini.





