I TRENTA ANNI DEL “CENTRO” TRA PENDOLI E MASSATI

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10 LUGLIO 2016 – “Il Centro” di venerdì riprende un tema caro ad Achille Campanile.

Nel riferire di un processo per una aggressione in piazza, scrive testualmente che gli imputati “nel 2014 avevano colpito un giovane colpendolo”. Sembra di rileggere il divertente “Galileo” del fine umorista:

“Quando Galileo, osservando le oscillazioni del pendolo, fece la grande scoperta, per prima cosa andò a dare la notizia al Granduca. Eccellenza – gli disse – ho scoperto che il mondo si muove. Davvero? – fece il Granduca – e come l’avete scoperto?  – Col pendolo. Accidenti! Colpendolo con che cosa? Come, con che cosa? Col pendolo, e basta.  Non c’era niente altro, quando ho fatto la scoperta. Ho capito. Ma colpendolo con che cosa?  Con un oggetto contundente. Con un arma? Con la mano? Col pendolo, soltanto col pendolo. Benedetto uomo, ho capito.  Avete scoperto che il mondo si muove colpendolo.  Cioè che si muove quando lo si colpisce.  Bisogna vedere con che cosa lo si colpisce.  Non potete averlo colpito con niente.  E ci vuole un bell’aggeggio per colpire il mondo in modo da farlo muovere.”.

Festeggia i trenta anni “Il Centro” e non ci possiamo fermare a riprendere solo questi particolari sciocchi. Quando “Il Centro” vide per le prima volta le edicole, l’inserto d’Abruzzo de “Il Tempo” compiva solo diciotto anni e un bellissimo manifesto riprendeva l’immagine di due giovani che correvano su una spiaggia, con la frase ambivalente: “Diciotto anni, l’età più bella”.

Sembrava dettata direttamente da Gianni Letta, che dirigeva  da tredici anni il giornale e che era stato l’anima dell’inserto regionale già da quando stava alla redazione province. Letta convocò tutti i corrispondenti d’Abruzzo nel “polo di stampa” al raccordo anulare, nell’intersezione con la Tiburtina, per spronarli a non mollare proprio in quel momento nel quale si chiedeva il massimo sforzo. Parole al vento: gran parte dei corrispondenti era impegnata già nelle televisiioni private, oppure a fare il corrispondente di altri giornali, oppure a scodinzolare al potere per essere chiamata a fare relaziioni nei convegni gettonanti. Figuriamoci se potevano pensare a correre dietro alle forze fresche di un giornale che puntava tutto sulla cronaca…

La redazione di Sulmona coronò il sogno di… diciotto anni, cioè di avere una pagina intera per le notizie del centro-Abruzzo. Ed era una pagina di nove colonne (altro che tabloid…), di quei paginoni che ora neppure Il Sole 24 ore arriva a stampare (e supera di molto già il formato di tutti gli altri quotidiani). La pagina formato “elefante” era scritta da tre giornalisti part-time.

I primi due corrispondenti del Centro furono Marco Massaro e Violetta Mammola e il giornale era talmente sconosciuto che quando ci trovammo nel corridoio del tribunale e facemmo le presentazioni al presidente del tribunale: “Presidente, Le presento Marco Massaro del Centro”, il giudice rispose: “Il centro di che cosa?”.