IL 4 LUGLIO A OTTO SECOLI DA CELESTINO VIENE A DIRE MESSA A SULMONA UN PONTEFICE ROMANO CON UN NUOVO MESSAGGIO

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DAL PAPA EREMITA AL PAPA TEOLOGO

Nelle parole del vescovo di Chieti Bruno Forte, una grandezza dell’umiltà non offuscata dagli equivoci sul “Gran Rifiuto”

Quei giorni tra luglio e agosto del 1294QUANDO LASCIO’ L’EREMO PER ESSERE INCORONATOEra durata ventisette mesi la sede vacante quando dal conclave di Perugia, il 5 luglio 1294, il Cardinale Matteo Rosso annunciò a tutta la Chiesa la scelta di Pietro da Morrone. La prudenza e i tempi delle comunicazioni dell’epoca non permisero di far giungere immediatamente l’annuncio a Sulmona, sulle rocce del Monte Morrone dove Pietro Angelerio seguiva il suo eremitaggio: solo il 18 luglio una delegazione arriva a Sulmona per informarlo e portargli il messaggio dei cardinali. Non era un nome ignoto alla curia, in verità: la sua congregazione di eremiti era stata riconosciuta da Urbano IV e confermata da Gregorio X nel 1275. Sebbene non si possa essere sicuri dell’anno di nascita di Pietro Angelerio e addirittura del luogo (Sant’Angelo Limosano ? 1210 o 1209?), si sa con certezza che egli morì nella rocca di Fumone, ove era stato relegato da Papa Bonifacio VIII, dopo la rinuncia e dopo una ipotizzata sua intenzione di creare una scisma per tornare all’insegnamento della chiesa orientale.

Celestino, in effetti, sembra fosse tornato nei luoghi del Morrone dopo il papato di soli tre mesi (dal 29 agosto al 13 dicembre 1294), ma soltanto per ritrovare il suo spirito. Non gli sarebbero mancati i contatti necessari per far vacillare l’unità della Chiesa, non tanto per quello che aveva fatto vestendo gli abiti papali, quanto per la indiscussa popolarità che lo circondava a causa della sua vita di eremita, trascorsa in lunghi periodi di isolamento totale (per lo più sulla parte alta del Morrone) e costellata, comunque in altri fasi, di incontri con la popolazione del circondario sulmonese (sul punto riferisce Ignazio Silone nel suo “Avventura di un povero cristiano”).

PAPA-E-FAMIGLIA“Sono nato il 16 aprile 1927, Sabato Santo, a Marktl sull’Inn. In famiglia veniva spesso ricordato che il giorno della mia nascita era l’ultimo della Settimana Santa e la vigilia di Pasqua, tanto più che io fui battezzato il mattino successivo alla mia nascita, con l’acqua appena benedetto della “notte pasquale”, che allora veniva celebrata al mattino: l’essere il primo battezzato della nuova acqua era un importante segno premonitorie”.

Al lettore distratto che non si soffermi su questa seconda pagina della “Autobiografia” di Benedetto XVI riuscirà difficile comprendere quelle parti che narrano delle ferme contrapposizioni del teologo con altri sacerdoti: furono dispute garbate, ma denotarono il carattere del futuro papa come persona convinta della sua missione, non propriamente per la riaffermazione di una autorità personale, ma per il rispetto di una impostazione strettamente spirituale: “Se al ritorno in patria dal primo periodo conciliare mi ero sentito ancora sostenuto dal sentimento di gioioso rinnovamento che regnava dovunque, provavo ora una profonda inquietudine di fronte al cambiamento che si era prodotto  all’interno del clima ecclesiale e che era ormai sempre più evidente. In una conferenza sul vero e falso rinnovamento della Chiesa, tenuta presso l’università di Munster, cercai di lanciare un primo segnale di allarme, che però non fu quasi per nulla notato. IL-Papa-a-40-anniPiù energico fu il mio intervento al Katholikentag di Bamberga del 1966…” scrive ancora Joseph Ratzinger, che nella sua autobiografia si sofferma anche nel ricordo delle tempestose fasi della sua tesi di abilitazione, con il rischio concreto di una ricusazione. Descrive la sua insoddisfazione, che tuttavia non incise mai nell’impegno continuo, cioè in quella predisposizione al lavoro incessante, che talvolta ha avuto ritmi incalzanti: “Dovevo tenere sedici ore di religione in cinque classi diverse, e questo esigeva molta preparazione. Ogni domenica dovevo celebrare almeno due volte e tenere due prediche diverse; ogni mattina, dalle 6 alle 7, ero in confessionale; il sabato pomeriggio quattro ore. Ogni settimana c’erano da celebrare parecchi funerali nei diversi cimiteri della città. Tutto il lavoro coi giovani era sulle mie spalle e a ciò si aggiungevano gli impegni straordinari, come battesimi, matrimoni…” Certo erano i primi anni, quelli successivi alla ordinazione sacerdotale nel 1951, ma l’essere presente sul fronte dell’impegno quotidiano ha consentito a Ratzinger di non isolarsi nello studio teologico, peraltro inteso come percorso naturale e non come aristocrazia del pensiero, tanto che Benedetto XVI lo inquadra con una punta di critica nei confronti della “vulgata” del Concilio Vaticano II : “Quando ripenso agli anni intensi in cui studiavo teologia, posso solo meravigliarmi di tutto quello che oggi si sostiene a proposito della cosiddetta Chiesa “preconciliare”. Tutti noi vivevamo nella percezione della rinascita, avvertita già negli anni Venti, di una teologia capace di porre domande con rinnovato coraggio e di una spiritualità che si sbarazzava di ciò che era ormai invecchiato e superato, per farci rivivere in modo nuovo la gioia della redenzione”.

Da un Papa che vede nel cammino della Chiesa la necessità di un rinnovamento continuo, al di là delle celebrazioni, c’è da attendersi un discorso anche sorprendente, il 4 luglio in Piazza Garibaldi. Se, poi, la scelta è caduta sulla città dalla quale incominciò l’avventura di una papa eremita poi santificato, i contenuti potranno essere in linea con quella impostazione rigorosa che Joseph Ratzinger individua nella missione di chi è stato battezzato sotto il segno premonitore della prima acqua di Pasqua.

ratzinger2Aleggia un certo mistero sulle fasi della visita di Benedetto XVI a Sulmona, ma solo per ragioni di sicurezza. Secondo le informazioni che hanno attraversato la coltre di riservatezza, Joseph Ratzinger arriverà alle 9,30 in elicottero sui campi sportivi del complesso dell’Incoronata, in località Montevergine, quindi all’ingresso della città sul lato Napoli. Percorrerà la vecchia Statale 17 e, di seguito, Via Mazzini a bordo della autovettura attrezzata per le visite e per gli incontri con i fedeli e probabilmente rivolgerà una benedizione verso l’ospedale, pur senza effettuare una vera sosta.

Entrerà nel centro storico attraverso l’arco di Porta Napoli e percorrerà il Corso Ovidio fino a Largo Minzoni, dove si inoltrerà nel corridoio che lo porterà fino agli archi dell’acquedotto medievale di Re Manfredi. Alle 10 o alle 10,30 si succederanno i saluti del sindaco e del vescovo di Sulmona. Il momento più atteso, la celebrazione della messa e la recita dell’”Angelus”, sarà ripreso in mondovisione, fino, presumibilmente, alle ore 13,30.

Benedetto XVI a quel punto salirà di nuovo sulla autovettura e percorrerà il resto di Corso Ovidio fino al Vescovado, cioè all’inizio della Villa Comunale. Nel palazzo vescovile il Papa incontrerà il clero e  si intratterrà a pranzo per poi riposare fino alle ore 16, quando incontrerà, sempre nell’episcopio, una delegazione di detenuti del carcere di Sulmona. Ancora a bordo della autovettura raggiungerà la Cattedrale di San Panfilo, dove alle ore 17 incontrerà i giovani, per poi ripartire, ancora in elicottero, dal campo sportivo “Pallozzi”.