Il BIMILLENARIO DI OVIDIO NON PUO’ APPARIRE UN’AGONIA

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SINISTRO CARTELLO ALL’INGRESSO DI SULMONA

27 GENNAIO 2015 – Vicino all’abside della cattedrale di San Panfilo, all’ingresso nord di Sulmona, campeggia un cartellone con la scritta enigmatica : “Aspettando il bimillenario della morte di Ovidio”.

Questa sottolineatura della agonia nel terzo millennio non si addice alla impostazione di vita di Publio Ovidio Nasone, che scrisse le “tristezze” solo dopo la batosta della relegazione. Non si addice neppure alla filosofia di Ovidio, che negli ultimi due libri delle Metamorfosi si avvia ad abbracciare teorie della trasformazione come reincarnazione; quindi meno che meno poteva accettare il concetto di morte. Ma, soprattutto, lui era convinto ed ha scritto che fin quando i suoi versi sarebbero stati letti lui non sarebbe morto del tutto; e fino a quando sarebbe girato per il mondo il nome di Roma lui non si sarebbe spento. Sarebbe bello aderire a questo formidabile messaggio di prosecuzione, piuttosto che rimanere ad aspettare il bimillenario della morte. Con questo spirito non si può fare niente di più che una veglia funebre…