Il Consiglio di Stato smentisce Prefetto e TAR sul cratere sismico

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Via Mazara transennataVITTORIA SULMONESE PER LA SCELTA DEI TECNICI. DALL’AQUILA SCRITTA UNA PAGINA NERISSIMA. FINO A QUANDO?

21 OTTOBRE 2013 – Il Consiglio di Stato smentisce il Tar di Roma e rimette in discussione l’inclusione di Sulmona nel cratere dei Comuni danneggiati dal terremoto del 2009 (il Palazzo San Francesco nella primavera del 2009 richiese addirittura i puntellamenti, come si vede nella foto).

 

Lo ha deciso il massimo consesso giurisdizionale di giustizia amministrativa con una sentenza depositata oggi sul ricorso presentato dal Comune di Sulmona  contro il Commissario delegato per l’emergenza terremoto in Abruzzo e la Presidenza del Consiglio dei Ministri; contro interessato era il Comune di Rocca di Cambio, uno dei territori inclusi nel cratere. Oggetto del giudizio davanti al Tar e, quindi, in appello, davanti al Consiglio di Stato era il provvedimento del commissario per l’esecuzione di altra sentenza del TAR Lazio, quella n. 3671/2011 per la individuazione dei Comuni danneggiati. Proprio questa decisione “accoglieva il ricorso proposto dal Comune di Sulmona” per l’esclusione dal cratere. Ma proprio tale decisione rimaneva senza esecuzione, con una singolare inerzia da parte delle Amministrazioni che dovevano ottemperare. Da qui il procedimento ulteriore e la nomina di un Commissario ad acta. Ma proprio qui arriva l’incredibile: nuova attività istruttoria e nuova esclusione di Sulmona, da parte del Prefetto dell’Aquila, dal “cratere” dei Comuni aventi necessità della ricostruzione più danarosa. Il Comune reclamava per il semplice fatto che la istruttoria si svolgeva senza la partecipazione di un rappresentante del Comune; il Tar respingeva il reclamo con ordinanza 1739 dell’anno in corso, affermando che “…il Commissario ha esattamente adempiuto all’incarico affidato dalla sentenza n. 4270 del 2012”.

Ora il Consiglio di Stato ha riconosciuto profondamente ingiusta una decisione che non si reggeva sotto il profilo della logica e della stessa minima sussistenza di motivi: cioè sul rilievo della carenza di motivazione in ordine alla lesione del principio del contraddittorio ed alla negazione del diritto di difesa del Comune di Sulmona; ma anche nella carenza di motivazione circa l’irregolare composizione del gruppo di lavoro designato dal Commissario ad acta. Dicono chiaramente i giudici di Palazzo Spada: “Invero, costituisce violazione del principio del contraddittorio il fatto per cui nella costituzione del gruppo di lavoro il Commissario ad acta (Prefetto di L’Aquila) non ha coinvolto il Comune appellante. Il Prefetto, nominato Commissario ad acta dal Tribunale, ha costituito, infatti, un gruppo di lavoro al quale ha invitato a partecipare un rappresentante della Protezione Civile, un rappresentante dell’Università e un rappresentante dell’Avvocatura dello Stato, ma non un rappresentante del Comune, che non ha avuto, quindi, la possibilità di potervi partecipare e di nominare un proprio tecnico di fiducia che lo rappresentasse nell’ambito del gruppo di lavoro”.

Una pagina nerissima quella scritta per questo “cratere”: una palese violazione dei principi basilari che dovrebbero reggere la amministrazione della cosa pubblica, secondo il principio del “buon andamento” della Pubblica Amministrazione voluto dall’art. 97 della Costituzione italiana. Praticamente, ancora una volta, Sulmona ha dovuto cedere alla irragionevolezza e il Prefetto non ha voluto neppure giovarsi del contributo di chi poteva illustrare il legittimo interesse ad essere compreso nel “cratere”, nel quale nei prossimi decenni si investiranno decine e forse centinaia di miliardi di euro. E Sulmona è stata esclusa mentre Popoli, a 15 chilometri, fa parte di questo “cratere” e Bugnara (a meno di 7 chilometri) prosegue la “linea rossa” del terremoto improvvisamente spezzata ai confini di Pratola e di Sulmona. “Audiatur et altera pars” afferma il Consiglio di Stato: sia sentita anche l’altra parte, come dicono da millenni i giuristi e come dovrebbe sapere il Prefetto di un capoluogo di regione.

Ora è chiaro che non solo per l’annullamento da parte del Consiglio di Stato si potrà far rientrare Sulmona nel “cratere” del terremoto. Il “commissario ad acta”, cioè il Prefetto, dovrà formare una nuova commissione che si distinguerà dalla precedente solo perchè comprenderà anche il rappresentante del Comune di Sulmona e potrebbe giungere alle stesse conclusioni della prima. Ma dovrà dare una motivazione anche sulle osservazioni che presenterà il rappresentante del Comune di Sulmona; molto dipenderà dalla valentia del tecnico che il Comune chiamerà a rappresentarlo.

Ad ogni modo, il segnale che viene dal Consiglio di Stato è chiaro: è stato severamente censurato un modo di procedere che delle motivazioni ha fatto a meno, cioè ha eliminato la parte più rilevante di un provvedimento amministrativo nell’era della necessità del vaglio della ragione rispetto alla carenza di motivazione, per la formazione di un provvedimento che coinvolge gli interessi di una comunità, ma che di tale comunità fa completamente a meno. Una pagina da riscrivere da capo, dunque. E’ possibile che per arrivare a dire come va formato un provvedimento amministrativo si debba adire sempre il Consiglio di Stato, con i tempi e le risorse che questo comporta?