Il pendolo rotto di Barca e Legnini pendolari

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10 FEBBRAIO 2013 – Sono talmente distanti dall’Abruzzo di tutti i giorni, dalla regione dei pendolari con Roma (quelli che una volta erano i carbonari per la campagna romana) che sbagliano a

prendere treni e pullman e pensano di partecipare all’angoscia degli abruzzesi per alleviarla: il ministro Barca qualche tempo fa, per far vedere, non si avvide che era finito fuori del cratere. Voleva fare un viaggio al centro del terremoto: se lo avesse seguitato si sarebbe trovato in Caucaso, magari, ma le zone sismiche abruzzesi sarebbero rimaste a lui sconosciute (vedasi, a proposito: “Viaggio al centro (quasi) del cratere” su questo sito alla sezione SOCIETA’).

Almeno, però, Barca l’orario l’aveva indovinato: e alle cinque e mezzo di un freddo mattino invernale si trovava in effetti sul pullman che porta i pendolari. Giovanni Legnini (quello del voto per la soppressione dei tribunali di Sulmona e di Avezzano e del tentato recupero con l’emendamento per rinviare, ma sopprimerli comunque nel 2015) si mette sul treno delle 10, quando i pendolari e gli abruzzesi che debbono prendere i mezzi pubblici come dovevano farlo gli schiavi del Sud emigrati in America all’unificazione d’Italia (vedasi, a proposito: Bennato Eugenio, “Si va!” in “Questione meridionale”, 2011) sono arrivati da un pezzo nei posti di destinazione. Pronti i giornalisti a raccontare di Barca (ma chi li ha avvisati, se non se ne vede uno la mattina alle cinque?) e di Legnini (sappiamo chi li ha avvisati), resta il fatto che l’una e l’altra sono state delle passerelle, la seconda con l’aggravante della prossimità alle elezioni politiche. Poi dice che uno si butta a destra…

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