SULMONA RICORDA L’INGEGNERE DI POPOLI CON I SUOI SCOOTERISTI
Il suo posto nel paradiso della Treccani l’ha conquistato per quello che voleva tramandare ai posteri: poche righe, quattro in tutto, per Corradino D’Ascanio, che nella edizione della “Piccola Treccani” del 1995, è descritto come “Esperto di costruzioni aeronautiche, ideò e costruì l’elicottero che porta il suo nome, sperimentato con successo nel 1930. Ha progettato per la Piaggio (1946) il motoscooter Vespa”.
Proprio lui ? Sì: “Popoli 1891 – Pisa 1981”.
E proprio nell’ordine: prima inventore dell’elicottero e poi della Vespa, come avrebbe voluto scrivere l’Ingegnere, che nella sua vita masticò molte amare delusioni e che fece appello a tutto il carattere coriaceo abruzzese per non arrendersi neanche dinanzi ai colpi bassi della fortuna, quelli che descritti da Francobaldo Chiocci nell’articolo a fianco e quelli che sono rimasti sconosciuti, ma forse gli hanno fatto assaporare di più le vittorie. Non è che alla motoretta non fosse affezionato, ma quel brevetto così rincorso per poter volare fu la molla di tutta la sua vita.
Non contrasta con questa definitiva e ufficiale patente di inventore quello che la stessa “Treccani” illustra a proposito dell’elicottero: nella voce dedicata all’apparecchio che, si dice, coinvolse anche la mente di Leonardo, si dà atto che a Sikonsky si debbono le “più brillanti realizzazioni in tale campo”. Per forza: se l’industria avesse dato a D’Ascanio quello che chiedeva (non era solo un fatto finanziario), l’inventiva del popolose non avrebbe avuto ostacoli. Insomma occorrerà imbastire un processo per sapere alla fine che l’elicottero è nato dalla mente di D’Ascanio ed è stato allevato dalle cure del concorrente ucraino. A questi fu data la non lieve soddisfazione di realizzare il prototipo dal quale fu ricavato il primo modello prodotto su scala industriale. Genio nel primo, industria nell’altro, si potrebbe dire.
Parlare di D’Ascanio significa però dire “Vespa”, tale è stata l’innovazione che ha determinato nella vita di tutti.
C’è anche una attività “vespistica” da promuovere tra gli scopi del club che a Sulmona, come in molte altre città, intende fissarsi tra gli scopi. “sotto i profili turistico, culturale, sportivo, ricreativo, ecc., curando gli interessi generali del motociclismo e diffondendo la conoscenza tecnica motociclistica” recita testualmente lo statuto.
Il raduno nazionale del I maggio è giunto alla quarta edizione e pare che quest’anno sarà al massimo della forma. Non è competizione quella che promana: il “Siluro” (foto nell’altra pagina, poco rassicurante per la forma estrema) ha concluso la sua epoca e non si sono affermate gare così pericolose per i gitanti della domenica e gli assertori della lentezza sulle piccole ruote rispetto ai centauri da 1000 cc. in su. Il giro è breve: da Sulmona a Pacentro, Introdacqua e Bugnara.
Sikorsky, di certo, non ce l’ha un raduno di elicotteristi a quindici chilometri da Kiev.






