IL TERREMOTO NEL FILM DI GUZZANTI

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La città dell’Aquila si è trovata ad affrontare le prime fasi, le prime ore del terremoto con poco più di una decina di Vigili del Fuoco. Una settimana prima proprio lì si era svolto un importante incontro perché la popolazione e anche alcuni rappresentanti delle istituzioni erano preoccupati, vista l’escalation delle scosse sismiche.

Su questi dati scarni e oggettivi, riproposti anche attraverso l’uso di immagini tipiche del servizio giornalistico, si svolge il film-denuncia di Sabina Guzzanti, “Draquila”, che tutto avrebbe meritato, anche una critica aspra, ma di certo non la stroncatura preconcetta che gli è stata riservata nei giorni nei quali veniva presentato a Cannes. Le immagini e le riprese giornalistiche sono quelle iniziali, che si snodano attraverso la drammatica passeggiata del sindaco in carne e ossa, non di un attore. E già da questo si può capire che la Guzzanti non ha voglia di infarcire la storia vera dei contenuti della fiction opinabile. Ma le immagini e le riprese, quelle più crude, seguono quasi immediatamente le fasi concitate della riunione di fine marzo, quella ormai famosa, eppure ancora sconosciuta nei contenuti. Fu la riunione nella quale, partendo dal presupposto quasi del tutto valido, secondo il quale i terremoti non si possono prevedere con una esattezza sufficiente a mettere in salvo la popolazione, si concluse con un monito rassicurante che, invece, contrastava con una realtà fatta di sconcertanti crescite di frequenza e di intensità delle scosse.

Sì, proprio di un monito si trattava, perché aveva i caratteri di una affermazione fatta con sicumera. Questo è un dato non contestabile, che il film pone in modo deciso e che dovrebbe far pensare prima di emettere facili sentenze. Talvolta il naturalissimo spavento e la paura istintiva avrebbero una loro giustificazione. Le parole del giornalista Giustino Palisse, che ha perso entrambi i figli, sono molto esplicite: li ho persi perché mi sono fidato di quello che si diceva, confessa in sostanza Palisse. E se ne fa una colpa, proprio come in una confessione laica, che lascia visibilmente costernata la Guzzanti.

Altra, importante parte del film riguarda la critica all’impianto della Protezione Civile, che avrebbe incrementato negli anni la componente della organizzazione dei grandi eventi, piuttosto che la prevenzione dei disastri.

Ma ovviamente la condizione di città come Sulmona (e come tante altre disseminate nella ballerina dorsale appenninica, ma in particolare Sulmona per la comunanza di destino con L’Aquila) è direttamente coinvolta dalla analisi di quello che si può fare nelle ore precedenti il terremoto e non tanto in quelle successive, se questo serve a salvare vite umane. E una lezione che si può trarre dalla tragica esperienza degli aquilani viene proprio da quelle scene scolpite nel film-servizio giornalistico della Guzzanti.

In sostanza, che “Draquila” dovesse partecipare o non alla rassegna di Cannes è un fatto variamente opinabile. Che un ministro, probabilmente attingendo alla sua trascorsa ma non remota impostazione comunista, dovesse strombazzare che a Cannes non andava perché c’era quel film, è quanto meno sproporzionato, visto il ruolo che dovrebbe ricoprire un ministro (che a Cannes avrebbe rappresentato l’Italia) e quello che, pur con tutta la buona volontà della regista, può ricoprire un film. Tuttavia, è un bene essenziale che rimanga scolpito in una pellicola quel filo conduttore che ha anticipato e seguito la scossa del 6 aprile 2009. E magari sarebbero servite anche le descrizioni delle sequenze del terremoto del 1703, che pare sia stato sotto molti aspetti simile all’ultimo. A Sulmona, due mesi fa, in un convegno, gli studiosi sono stati chiari: se le sequenze storiche e le analisi scientifiche del momento fanno ritenere probabile una scossa tellurica, chi abita in quel certo posto deve saperlo, per regolarsi come preferisce. L’arte di affidarsi alla buona sorte non può essere imposta a tutti. Peccato che il film non abbia trattato della disinvolta classificazione di L’Aquila come città terremotata di 2^ categoria, pare per esigenze legate alla destinazione di uffici pubblici di rilevanza regionale. Questo è stato il vero scandalo. Ma alla Guzzanti non manca l’iniziativa per farne un altro film.