In Abruzzo pochi briganti: ma non era una scelta

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6 NOVEMBRE 2011 – “I giudici dall’animo sereno, sia nativi del luogo che ad esso estranei, sono d’accordo in genere nell’affermare che gli Abruzzesi appartengono ad una razza paziente, parsimoniosa, onesta e lavoratrice, che essi non sono né “masnadieri” né sediziosi per natura e che sono molto più assoggettabili alla disciplina rispetto ai calabresi”.

Questo giudizio molto particolareggiato viene da una osservatrice disinteressata: Anne Macdonell, che girò l’Abruzzo agli inizi del XX secolo e che ha realizzato un affresco ponderoso nel suo diario di viaggio: “Negli Abruzzi”.

Venuta per assecondare quella tradizione degli Inglesi di visitare le terre ultra-naturalistiche tra le valli e i picchi di montagne inaccessibili, soprattutto per depurarsi i polmoni dai primi, pesanti inquinamenti delle industrie, la Macdonell era accompagnata dalla artista Amy Atkinson, gli acquerelli della quale corredano l’edizione del “diario”, edita venti anni fa dal “Centro Studio Panfilo Serafini” di Sulmona, con la traduzione di Gisa Taurisani.

Una analisi profonda e distaccata

E’ profonda e scrupolosa l’analisi della viaggiatrice inglese, che mostra di aver consultato molte delle fonti dell’epoca e che si pone interrogativi sagaci ed opportuni, come quello che riguarda l’ipotesi che i briganti, sconfitti nel 1870, si possano riproporre. E l’annotazione che riportiamo in apertura è da sé una risposta: “Prima di partire ci ammonirono da ogni parte di non mettere a repentaglio le nostre preziose vite nella selvaggia solitudine d’Abruzzo, “patria di briganti”. Sono dolente di dover comunicare al giovane amante di avventure che in Abruzzo non ci sono briganti, che al contrario la terra siciliana ne produce alcuni, la Sardegna ancora ne vanta pochi e che, mentre nel corso degli ultimi anni Musolino ha messo in agitazione la Calabria e Ruffolone i dintorni di Viterbo, in Abruzzo si può girare oggi di giorno e di notte senxa che mai nessuno ti dica: “O la borsa, o la vita!”.

Anzi sono gli Abruzzesi a commiserare la viaggiatrice per i rischi che corre nel suo Paese: “In Abruzzo la gente si rammaricava per noi che vivevamo in un posto pericoloso come Londra e se ci riflettevamo dovevamo ammettere che aveva proprio ragione: salvare la pelle a Londra costituisce una eventualità più improbabile di quanto non sia in Abruzzo”.

La Macdonell fornisce anche una spiegazione alla scomparsa dei briganti e alla improbabilità che si possano riproporre: se era vero che la tradizione brigantesca risaliva al Cinquecento, ella individua anche la connivenza tra il Regno delle Due Sicilie e il proliferare di bande che addirittura collaboravano o si sostituivano, nei posti più remoti, alla autorità del Re, senza mai contrapporsi ai Borboni.

Abruzzesi brava gente o solo rassegnati?

All’osservatore di un secolo dopo, tuttavia, non può sfuggire che la posta in gioco per le imprese banditesche (così dovevano chiamarsi quelle brigantesche, ormai prive da ogni copertura ideologica e politica per il ripristino del potere del Re del Sud) era molto più elevata nella Sicilia o nella stessa Calabria e, dunque, le tentazioni di darsi alla macchia erano molto più elevate nel Sud più profondo. Prova ne sia anche uno spunto della stessa, acuta viaggiatrice inglese : “Quando il treno arranca a fatica su per le incredibili alture, ad esempio quelle di Campo di Giove o di Rocca di Corno, non dovrebbe essere difficile ad una ardimentosa banda assalirlo e disporre a piacere del bottino. Ma mi affretto a precisare che nessun tentativo del genere è stato fatto e che il più delle volte la refurtiva consisterebbe soltanto in qualche cesto appartenente alle donne che si recano al mercato”. E se non è proprio la povertà dell’ambiente a scoraggiare le imprese ladresche, è la rassegnazione della gente (e, dunque, non proprio una scelta etica) a distogliere dalle rapine e dai ricatti : “La gente, vivendo isolata nelle montagne, ha imparato a conoscere nel corso degli anni una rassegnazione mista a cinismo e si è accontentata di allevare pecore e di far continuare la vita del villaggio o del paesino, felice se nessuno turbava la loro tranquillità”.