INVECE CHE CON IL VIRUS, MARSILIO SE LA PRENDE CON LE REGOLE

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SINGOLARE DIRETTA TELEVISIVA DEL “GOVERNATORE” ABRUZZESE CHE PARTEGGIA PER LA REGIONE MARCHE CONTRO IL GOVERNO E ALLE DOMANDE SULLA PANDEMIA RISPONDE RIPROPONENDO LA SEMPLIFICAZIONE PER RICOSTRUIRE DOPO IL SISMA

6 APRILE 2020 – In una “diretta televisiva” su RAI2, questa sera il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, invitato a parlare della condizione dell’Abruzzo nell’emergenza del “coronavirus”, ha esordito  parlando della contesa giudiziaria che sulle misure di contrasto si è tenuta tra la Regione Marche e il Governo. Il “governatore” marchigiano aveva disposto alcune chiusure; il Governo le ha impugnate davanti al TAR, che ha accolto le richieste del governo. Insomma non proprio un bell’esempio per sostenere che il Governo va oltre le regole, come dice Giorgia Meloni e di conseguenza deve dire Marco Marsilio che è stato catapultato in Abruzzo per le intese tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Ma il disegno politico di “Fratelli d’Italia”, che non ha nessun “link” con le aspettative di crescita o di sopravvivenza dell’Abruzzo, doveva essere propagandato, anche attraverso lo sconfinamento nelle Marche e, se fosse stato necessario, in Molise perché forse la contiguità è argomento valido per parlare di cose d’altri. Ricondotto cortesemente dall’intervistatrice a parlare di quali fossero le emergenze dell’Abruzzo, Marsilio ha sciorinato i temi della ricostruzione dopo il terremoto, che sta, nell’ordine di grandezza, come il Sole  sta a Wega e all’”altre stelle” e che, quanto ad attualità, è paragonabile all’invenzione della ruota rispetto a quella del motore. Ma tant’è: il romano, in permesso di soggiorno in Abruzzo, del Coronavirus in Abruzzo probabilmente non sa niente e, quindi, non ne parla, tanto più che l’argomento della ricostruzione è ghiotto ed è condiviso con il suo concorrente per il posto di “governatore”, Giovanni Legnini, che si è fermato a parlare della necessità di distribuire maggiore liquidità, pur tramite pericolose manovre di anticipazioni rispetto a stati di avanzamento non certificati. Marsilio va oltre e dichiara che le procedure per la ricostruzione debbono essere “snellite”. Uno immagina che possano esserlo se il “governatore” dà una sferzata alla pubblica amministrazione e ai suoi uffici. No: secondo Marsilio sono i lacci e lacciuoli della disciplina sugli appalti che costituiscono le vere pastoie, ad impedire, addirittura, che il “Quarto Cantone”, cioè il convitto nazionale dell’Aquila, o il Duomo, possano essere ricostruiti anche dopo 11 anni dal terremoto. L’uomo della strada si fa una domanda: “Perché mai due edifici non sono stati ricostruiti dopo 11 anni, mentre la ricostruzione privata ha raggiunto il 70% degli obiettivi?” Poi si dà una risposta: “Forse non sono strategici”. Invece, per Marsilio il Duomo e il Quarto Cantone non ricostruiti sono la chiara dimostrazione che le fastidiose regole sugli appalti debbono essere snellite.

Disperata, l’intervistatrice ha suggerito a Marsilio un modo di parlare del coronavirus, visto che si trovava in una trasmissione che la RAI dedicava al tema. Forse, avendolo notato un po’ estraneo alla realtà abruzzese (come a tutti gli abruzzesi, del resto, in questo anno di soggiornante in permesso da Roma) gli ha chiesto: “E’ vero che c’è una azienda abruzzese che si è riconvertita per fabbricare mascherine?”. Insomma, sembrava una domanda di quelle che si faranno ai candidati dei prossimi esami per promuovere tutti, come il quesito che un colonnello di Cansano fece, per la geografia, ad un candidato che aveva saputo proveniva da Sulmona nel concorso di sottufficiali della Guardia di Finanza: “Qual è il fiume che, provenendo dalla Majella, attraversa Sulmona?”; “La Vella!” rispose il giovane, sorprendendo il resto della commissione per questa conoscenza così particolare della geografia italiana.

E neanche qui Marsilio è stato pronto, perché si è notato uno smarrimento nello sguardo fino a quel punto convinto come quello di chi sa cosa deve dire prima che gli si rivolgono domande. Un tratto di desolazione è balenato, al posto della consueta noia, nel viso perennemente incorniciato da barba incolta e privo della mascherina risolutrice per questi inestetismi. Quando ha sentito “azienda abruzzese” sembrava vicino al panico, perché non sapeva di trovarsi in ambiente protetto (le domande dei giornalisti del Tg2 sono quelle dei giornalisti del TG3 regione) e ha temuto fortemente che gli si volesse riproporre la questione dell’impresa alla quale la ASL di Teramo ha conferito un appalto di 39.500,00 euro, giusto 500,00 euro meno del limite oltre il quale è richiesta una procedura di appalto ed avente ad oggetto, si pensi un po’, una campagna divulgativa dei rischi di pandemia in Abruzzo, cioè dei rischi sui quali da mesi tutti i media informano nei minimi particolari. Era quella stessa azienda alla quale Marsilio aveva affidato la promozione pubblicitaria per la campagna elettorale alle ultime regionali. Già la Lega, parte rilevante della maggioranza che lo sostiene, si è disgustata di tale modo di procedere ed ha esplicitamente chiesto a Marsilio di far revocare quella delibera. Ci si metteva pure il Tg2 amico a speculare su questo modo di evitare le pastoie burocratiche e garantire snellezza alla pubblica amministrazione? Non era meglio limitarsi a parlare della contesa tra Regione Marche e Governo, oppure di ricostruzione da velocizzare eliminando tante regole?

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