L’ITALIA DEL VIRUS VA IN EUROPA CON IL CAPPELLO IN MANO MA LEGNINI VUOLE GLI ANTICIPI PER IL DOPO SISMA

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SCONCERTANTE LINEA DI CONDOTTA DI GIOVANNI LEGNINI PER IL PAGAMENTO ANTICIPATO A IMPRESE E PROFESSIONISTI MENTRE GLI ITALIANI NON SANNO COME FARE LA SPESA – QUALCUNO SARA’ IN GRADO DI DIRE “BASTA”?

5 APRILE 2020 – Per il commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, si deve ripartire subito, perché questo settore è una priorità. Addirittura, in deroga a quanto avviene per gli appalti in genere ed è avvenuto nella ricostruzione, si dovrebbe creare liquidità pagando le imprese anche a prescindere dagli stati di avanzamento; e pagare in deroga anche i professionisti che hanno svolto il loro lavoro e aspettano il corrispettivo. Si può attingere subito a 6 miliardi per la ricostruzione privata e a 3 miliardi per quella pubblica.

Ma qualcuno ci sarà che dica quali sono le priorità dell’Italia dopo il coronavirus? O dobbiamo continuare a drenare risorse neanche sufficienti ad evitare il baratro della liquidità mancante (non nelle imprese della ricostruzione, ma) nell’industria, nel commercio, nelle libere professioni? E non solo nel centro-Italia, ma nell’Italia intera? Abbiamo in atto e in cantiere misure straordinarie per dare da mangiare agli Italiani con gravi incognite sulle fonti alle quali attingere e Legnini chiede che miliardi a decine vengano pagati in anticipo sui tempi della ricostruzione “per creare liquidità”? E qualcuno avrà diritto di sapere quando finirà la ricostruzione dell’Aquila, se dopo undici anni paghiamo montagne di miliardi per case che alla fine dei lavori rimangono non abitate? E ancora: potremo dire che più che ricostruire il barocco aquilano è opportuno allestire una Sanità che sia al livello delle sfide dell’imminente futuro?

Abbiamo diritto a guardare al futuro, che può essere fatto anche di una recrudescenza delle epidemie (certamente il coronavirus si ripresenterà in autunno perché questo dice la storia delle pandemie) senza essere costretti a pensare ancora alla ricostruzione di una città che ha esaurito il suo ruolo nella geografia della regione e, dai tempi della costruzione di una diramazione autostradale inutile, viene conservata in vita tramite tenda ad ossigeno.

Il terremoto del Friuli del 1976 provocò tre volte il numero di morti rispetto a quello dell’Aquila; eppure dopo cinque anni le cittadine terremotate erano tornate come prima, sotto il profilo della ricettività abitativa, della funzionalità urbanistica e del decoro architettonico. Dopo un tempo più che doppio rispetto a quella esperienza, dobbiamo ancora foraggiare una ricostruzione senza testa, sottraendo risorse al dramma dell’Italia intera; distraendo impegno per evitare che diventi tragedia e che, soprattutto, l’Italia perda il contatto con il mondo occidentale per passare al Terzo Mondo questuante. Non è bastata l’uscita del sindaco dell’Aquila, che sbatte i pugni per tutelare i finanziamenti ai “Cantieri dell’immaginario”? Quello che l’Italia ha già speso per il terremoto dell’Aquila è il doppio, finora, di quello che l’Italia chiede, da elemosinante, all’Europa per non morire economicamente con il coronavirus; e si prende sonori schiaffi in faccia. Non sa neppure dove attingere liquidità, sottraendo risorse alle future generazioni tramite prestiti onerosi; però deve pompare liquidità per la ricostruzione di Legnini, pagando in anticipo sui tempi (quindi diminuendo le garanzie per i corretti collaudi) imprese che, come quelle delle palazzine frantumate appena tre anni dopo il terremoto, verranno dichiarate fallite e non restituiranno un centesimo pur se le opere riconsegnate saranno di cartapesta; oppure a professionisti per i quali si deve mettere mano al portafoglio nonostante i tempi contrattuali prevedano altro.

Giovanni Legnini

Ma questo Legnini si fosse per caso fatto le ossa nel sistema della Prima Repubblica, quando l’importante era spendere per creare consenso e voti e assunzioni e fosse diventato vice-ministro ai tempi nei quali la Sanità in Abruzzo veniva devastata dalla coalizione formata anche dal suo partito e distruggeva posti negli ospedali e reparti e continuava a cianciare di “eccellenze” (private)?

Se, dopo essere stato con le mani in pasta nel partito, è andato al CSM (unico caso tra tutti i vice-presidenti del CSM di passaggio dal Governo senza soluzione di continuità) per verniciarsi da “uomo delle istituzioni” mentre batteva sempre il suo collegio elettorale ed è immediatamente tornato in politica il giorno dopo la scadenza dell’incarico (unico caso tra tutti i vice-presidenti del CSM) per fare campagna elettorale ed essere suonato come una zampogna alle “Regionali”, si prenda questa sine-cura della ricostruzione e si assicuri una integrazione di reddito o si prepari ad ulteriori suonate, ma non faccia altri guai alle finanze pubbliche e non consolidi aspettative di una città che sembra vivere solo di assistenzialismo anche sulle spalle degli Italiani che non sanno come fare la spesa.

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