LA DISCONTINUITA’ IMPERFETTA

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IDEE CONTRADDITTORIE PER GLI APPARENTAMENTI DEL PDL

28 MAGGIO 2013 – Si è cacciato in un vicolo cieco il Pdl con il suo ultimo comizio in campagna elettorale, quando in Piazza XX Settembre il candidato sindaco ha affermato che il suo partito è in cerca di discontinuità.

Allora, per essere discontinui con coerenza, al ballottaggio gli elettori dovrebbero votare Ranalli, che non faceva parte della giunta Federico: anzi, per quanto ha potuto, l’ha contrastata. Suscita qualche perplessità questo essere discontinui fino ad un certo punto: fino a fare a meno di Fabio Federico e della componente degli ex di Alleanza nazionale, ma non fino al punto di buttare alle ortiche anche il Pdl che quella componente ha sposato e con la quale ha convissuto per cinque anni a Palazzo San Francesco. Discontinui fino a cercare, come fa la sen. Pelino, una alleanza con qualche lista di Sulmona Unita (secondo le dichiarazioni riportate da “Il Centro” di oggi), ma non fino al punto di scaricare gli uomini (e le donne) che quelle liste avrebbero voluto scaricare se non fosse morto all’improvviso Fulvio Di Benedetto.

La tattica di coprire la realtà con le parole (“discontinuità” invece di “alternanza” o di “alternativa”) è un vezzo che non ingannerà i molti elettori dei molti candidati giovani alla ricerca di una vera svolta nella amministrazione comunale. Lo scopo reale, poi, di arginare questa richiesta di nuovo che viene dai molti voti di “Sbic”, dai moltissimi voti delle liste di Fulvio Di Benedetto e, in parte, di Alessandro Ranalli, dovrebbe innanzitutto imporre una lealtà politica, nel senso di rivolgersi agli elettori per affermare che fino al dicembre 2012 il sostegno a Fabio Federico è stato solo di facciata e già il Pdl tramava per fargli terra bruciata attorno. In questo il Pdl è stato discontinuo, ma da prima della fine dell’esperienza consiliare, come si fa in tutti gli intrighi di palazzo; e senza neanche dirlo a quanti avevano votato per la cosiddetta Destra nel 2008. Con questa ipocrisia, se Federico avesse fatto buon viso a cattivo gioco, avrebbe ottenuto un’altra candidatura, alle condizioni dettate dal vertice, ovviamente.

Descritti così i rapporti che il Pdl intende allacciare, ci sarebbe da meravigliarsi molto se il “popolo di Di Benedetto” che propone di cambiare davvero il Comune, i servizi, i rapporti con gli amministrati, accettasse di apparentarsi con un partito del genere, che è impresentabile prima nella sua struttura che nei suoi stessi uomini (e donne). E Sulmona, oltre che a perdere il tribunale che il Pdl le ha sottratto, perderebbe anche la speranza di raccogliere le sue (ancora molte) risorse per determinare il suo destino.