LA MINORANZA HA POCO DA GONGOLARE

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SE CESSA L’EFFETTO TRAINANTE DI MELONI FRATELLI D’ITALIA & C. ARRIVERANNO ALLE PROSSIME ELEZIONI PIU’ LESSI CHE NELLE PRECEDENTI – LA SERIE DI OCCASIONI MANCATE, L’ULTIMA AL CONSIGLIO COMUNALE CHE HANNO IMPEDITO

2 APRILE 2023 – Lo stallo al Comune con il transito da maggioranza a opposizione del consigliere Proietti, che ha riportato il maggior numero di preferenze tra le forze a sostegno di Gianfranco Di Piero, è conseguenza anche di una minoranza che viaggia solo sull’etere di Palazzo San Francesco, senza posarsi sui banchi dell’aula consiliare. Non viene articolato un progetto alternativo, non un intervento di quelli che dall’opposizione sostenne, per dire, Giuseppe Bolino ai tempi di Antonio Trotta, quando, con dati alla mano e tecniche legislative regionali delle quali era esperto il democristiano meno democristiano che si spese per lo scudocrociato, veniva indicata la strada per un bene superiore della città.

L’opposizione nel Palazzo San Francesco sconta il suo vassallaggio alle esigenze della città dell’Aquila, come è stato ed è per la questione dello smaltimento dei rifiuti; e sconta la sottomissione al partito dei “Fratelli d’Italia” per quello che vergognosamente hanno fatto insieme Marsilio e Di Piero con l’inaugurazione del cantiere per la bretella che eliminerà la stazione ferroviaria (altro che preconcetta critica de “Il Vaschione” al pelouche che sta al municipio; nessuno prima di lui ha tradito Sulmona da sindaco; almeno Franco La Civita, quando Gaspari mentiva dicendo che non si sarebbero fatte altre provincie in Italia, allestì la pantomima delle manifestazioni a Pescara e a Roma).

Una opposizione da criceti come quella di Vittorio Masci, Salvatore Zavarella & C. sarebbe di per sé innocua e porterebbe le responsabilità tipiche di chi si sottrae al dovere di contrasto assunto con l’elettorato; è ancor di più stucchevole la figura di criceti che, invece di correre facendo girare la ruota nella quale non capiscono neanche di trovarsi, stanno addirittura fermi, come i fenomeni dell’opposizione a Palazzo San Francesco. Adesso, inoltre, hanno deciso di non andare neppure al consiglio comunale, condividendo la responsabilità, per esempio, di non far approvare nel termine del 31 marzo gli adempimenti che il Comune avrebbe dovuto approvare per la cosiddetta pace fiscale, con il risultato che gli imprenditori di riferimento dovranno pagare subito quello che i loro omologhi di altre città potranno pagare in anni e con riduzioni sostanziali.

Per quanto riguarda “Fratelli d’Italia”, questo atteggiamento deriva dalla logica che sostiene la loro strategia. Sono personaggi grigi dal punto di vista politico ed elettorale, che non sono approdati neanche al ballottaggio, essendosi limitati a diffondere un sondaggio farlocco che li portava vincenti al primo turno. Hanno avuto una iniezione di visibilità  quando è tornato nell’area di elezione Salvatore Zavarella (ma un’area di elezione post…elettorale, perché nelle urne aveva ricevuto i voti di Andrea Gerosolimo). Càmpano di rendita sulla figura vincente di Giorgia Meloni, che però in Abruzzo è meglio rappresentata da Biondi e Marsilio; quindi si debbono accontentare di quello che passa il partito, con i filtri degli interessi dell’Aquila e della fazione politica che adesso amministra la Regione.

Tuttavia, è giunto il momento nel quale debbono mordere il freno, perché il partito meno di Destra, tra i partiti che si sono etichettati di Destra dal dopoguerra, sta dimostrando falle preoccupanti, con le fanfaluche sparate da dilettanti allo sbaraglio reduci dal “Bagaglino”: persone che ai tempi di Almirante, ma anche di Fini, non potevano aprire bocca e che adesso fanno un guaio al giorno. La Russa è costretto, tanto l’ha sparata grossa, a chiedere scusa ai partigiani pure su un episodio, come Via Rasella, che non ha avuto proprio i caratteri dell’azione di guerra. Crosetto elargisce intollerabili esternazioni e da ministro della Difesa s’è prodotto nella supercazzola dei migranti mandati da Mosca per indebolire l’Italia. E via scempiagginando. Una ciurma del genere rischia di sprecare in fuochi d’artificio (divertenti, ma inutili) le munizioni della cosiddetta Destra in vista di una campagna elettorale ancora lontana se Di Piero non si dimetterà.

Per questo, lo stallo al Comune non è detto favorisca l’opposizione: e i nullafacenti minoritari hanno un motivo in più di rivedere la loro strategia, rispetto ai nullafacenti maggioritari, se non vorranno arrivare alle prossime elezioni più lessi di come hanno affrontato le precedenti. Al limite, i criceti che corrono nella ruota dànno una immagine di attivismo che non promana dai processi di saponificazione oppure dai fugaci transiti di fantasmi.

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