La notte prima degli esami che non finiscono mai

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CONTATTI NUOVI E AFFETTI ANTICHI CON I PROFESSORI DI OGGI

16 GIUGNO 2012 – A diciotto anni si hanno tanti di quei dubbi sul futuro immediato che non si pensa alla parentesi di vita che si chiude; la notte prima degli esami si vive più come la finestra sul burrone o sul trampolino di lancio e molto meno come

il punto estremo dal quale si salutano professori e famiglie prima dell’avventura all’università o al mondo del lavoro.

Può capitare, invece, come durante il concerto di Nicole, che una professoressa sia affettuosamente ricercata da un gruppo di studenti che quasi la stuzzicano per sentirsi ancora in contatto, adesso che le lezioni sono finite e con esse se ne è andata quella abitudine di sentire il suo parere su tutto, non solo sui classici o sulla matematica. Sono passati tanti anni dal Sessantotto che adesso si può immaginare anche di essere amici dei professori, ma continuando a chiamarli professori. Non c’è bisogno di cooptarli in un becero collettivo e assegnare loro soltanto il ruolo di modesti lettori di opere altrui prima che acquisiscano la consapevolezza del ruolo della cultura, quella egemone e quella profetizzata come arma per sconfiggere le altre classi. Questo succedeva all’epoca giurassica del dopo-Sessantotto, quando chi stava in cattedra era considerato un residuato bellico e chi stava nei banchi aveva il compito di insegnare Gramsci (senza averlo capito).

Ma Seneca e Lucilio debbono stare ai loro posti

Dalle battute che l’energica professoressa scambia con la timida, ma intraprendente allieva, si capisce che i ruoli sono quelli di sempre, replicati da migliaia di anni: di Seneca e Lucilio, per esempio, nel senso che c’è una parte che dà, fin quanto può, e  una che riceve, fin quando vuole. C’è una sorprendente e fascinosa ripartizione di figure nella quale una volta tanto la semplicità non è vista come un limite: anzi la professoressa avverte che non è il caso di presentarsi all’esame abbronzati, perchè nessuno è disposto a credere alla favola che si studia bene anche in spiaggia. Fino a qualche tempo fa, magari, i professori la notte prima degli esami e forse anche negli anni prima degli esami, erano evitati dai ragazzi, soprattutto per quello che rappresentavano e per le immagini che evocavano. Adesso la timida studentessa porta alla “professorè” un tovagliolo di carta, preso in pizzeria, con una frase per invitarla a presentarsi alle elezioni: punto di arrivo di tutto l’impegno sociale e civico degli anni passati sui banchi, senza disdegnare la politica, ma anche senza viverla per scardinare ogni tipo di colloquio. Non sarà così per tutte le classi e per tutti i professori: ma almeno per quelli che hanno cercato di parlare con i ragazzi c’è una vendemmia di consensi da raccogliere la notte prima degli esami.

Uno spot elettorale per ricordo

Bella immagine, cui la professoressa non dà molto risalto, per ritrosia o per non valorizzare troppo le emozioni: “Fra tre mesi avrò dimenticato anche i loro nomi, sebbene ricorderò sempre i loro visi; dovrò incamerarne altri novanta e non c’è tutto questo spazio”. E ricorderà anche tutte le loro storie, perchè per lei sono più importanti dei loro nomi e dei loro visi; tanto è vero che dopo un po’, prima che Nicole finisca di cantare sotto uno scroscio di applausi, avrà preso dal tavolino il fazzoletto con il rudimentale spot elettorale per ripiegarlo e metterlo in borsa, a segnare la sessione 2012 degli esami che non finiscono mai neppure per i professori.