LA POESIA ELEGANTE DI OVIDIO NON ENTRAVA IN CAMERA DA LETTO

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Per il Prof. Ciufelli la musa pruriginosa del poeta non era proterva ma accorta.

23 DICEMBRE 2010 – E’ venuto a mancare nelle settimane scorse il prof. Concezio Alicandri-Ciufelli, medico sulmonese otorinolaringoiatra, che è stato a lungo primario presso l’ospedale di Sulmona. Quale letterato, il prof. Ciufelli, della cattedra di Storia della Medicina alla “Sapienza” di Roma, ha scritto molte opere che riguardano anche Sulmona: una delle più note riguarda la complessa vicenda amministrativa e sanitaria della “Casa Santa dell’Annunziata”, sorta dalla “Penitenza” medievale e poi tra le principali istituzioni di assistenza del Regno di Napoli.

Riprendiamo alcuni passi di “L’altro volto di Ovidio”, che Ciufelli ha pubblicato su “Nuova scienza” :

Solitamente Ovidio viene consumato al cartoccio di una stereotipia acritica. E’, e rimane, fossilizzato nel vecchio clichè del poeta pornografo, perverso del bel mondo romano, inoculatore di tossico amoroso, sevesizzatore dell’ecologia patriarcale latino-sabina, erede dei versi lascivi di un Sotade (300 a.C.) e del Sota enniano. Ars amatoria e Remedia amoris, editi forse nella taberna libraria dei fratelli Sosii al Vicus Tuscus o in altra al Vicus Sondalarius dell’Argileto, sarebbero testi da collocare a fianco dei classici millenari licenziosi cinesi tao dell’amore, raccolti e tramandati, poi, sin dalla prima dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) trasfusi in seguito nella XXVIII Sezione delle “Libere prescrizioni mediche giapponesi” (ispirate all’erotica figurativa borghese shunga nello scapigliato quartiere Yoshizara) e, forse negli indiani Kamasutra e Kamashastra.

La Musa del poeta, definita proterva dallo immancabile stuolo d’invidiosi e sfaccendati cittadini contemporanei, è accusata di corruzione. Ingiustamente. Ovidio in più occasiioni pone nella segnaletica dell’opera amorosa precisi dischi rossi. Interdizioni per ragazze con vittae, nastri di castità e pudicizia in testa, divieti per vestali e casalinghe matrone dai maxipepli fino ai piedi. E raccomanda la fruizione dei suoi versi alle varie taidi, cortigiane, cocottese, maggiorate in corte tuniche del ben fornito parco-donne dell’Urbe.

Non solo. Ma il poeta peligno si arresta davanti all’uscio della camera da letto rifugio di amanti. Impone alla Musa di non aprire la porta, ad thalami clausas, Musa, resiste foras. Ovidio si mantiene elegantemente pulito, con incontaminato fair play, lontano dall’equivoco, dall’osceno dei testi orientali, dal volgare dei vicoli della Subura o dei graffiti delle case di piacere pompeiane. Ars e Remedia sono soltanto segretari galanti, guide di strategia sullo scacchiere del mondo romano; vademecum del come si conquista, si mantiene, si dà il ben servito al, alla partner, del come si guarisce dal mal d’amore. Pochissime volte il sulmonese accenna all’atto fisiologico, al concubitus, Veneris sensu, all’orgasmo, Veneris voluta, all’atto piacevole in egual misura all’uomo e alla donna, ex aequo res iuvet illa duos, che sconvolge nel più profondo midollo la donna, sentiat ex imis Venerem resoluta medullis / femina. Tutti i mille ioci Veneris, le milla figuras, reperibili, invece, dall’amatore interessato in qualche tabella porno, tutte le “ricette d’alcova” dell’Imperatore Giallo, tutto il Fang Pi Shu ovidiano sono ridotti a una decina di versi!. Tale l’Ovidio peccatore, corruttore meritevoli della graticola di Satana”.

Ben altro atteggiamento Concezio Alicandri-Ciufelli individuava nei versi del Sulmonese sui veri temi morali e della persona prima ancora dell’avvento del Cristianesimo. E, in effetti, la battaglia del vate peligno è anche contro il modo disinvolto delle donne romane che interrompevano gravidanze solo perchè “I parti fanno invecchiare precocemente le donne, come i ripetuti raccolti i campi, partus faciunt seniora iuventae / tempora : continua messe senescit ager “. E, anche se “Ovidio dissente dal dogmatico Diocle di Caristo circa il fatto che il feto sia dotato di vita dal concepimento” e  “si trova d’accordo con Empedocle e con gli stoici per i quali il soffio vitale, l’anima, penetra nel neonato col primo vagito e il feto è parte della matrice”, tuttavia, conclude Ciufelli con ampi richiami ai testi, ha parole di severa condanna per le donne che pervenivano all’aborto.

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