Se il leone non demorde

254

Bruno_di_masci_1Se è lui a sentire rassegnazione in giro, le cose sono gravi davvero. Lo sentimmo la prima volta prendere la parola in una assemblea di ginnasiali, forse nel 1969, sconosciuto a tutti, ma pieno di una carica che avrebbe fatto iscrivere tanti al partito, se non fosse stato il Partito Socialista di quegli anni (sempre migliore, comunque, di quello degli anni successivi).

Diceva pane al pane e qualche volta anche vino al vino; aveva una scelta di argomenti che quando si è giovani non si può non apprezzare ( e si apprezza di più quando si diventa adulti, se non si cade nel qualunquismo e nel cinismo o, peggio, nel comodo compromesso). Ma il posto dove Bruno Di Masci riuscì a dare il meglio di sé era l’aula del Consiglio Comunale, perchè la sua oratoria era anche fortemente legata a coerenza logica, alieno come egli sapeva restare ai troppi accomodamenti del suo partito e quindi sempre punito per questo. Da assessore alla cultura inventò dal niente manifestazioni coronate da successo; non disdegnava la leggerezza e se non fosse stato per una nevicata ciclopica, un suo “Carnevale” avrebbe teso insidie a quelli più famosi. Aveva energie per conservarsi un suo elettorato, che stava per portarlo all’Emiciclo contro il partito se Giannunzio non gli avesse fatto mancare i voti della zona di Capestrano. Un vessillo di Sulmona che forse ha scontato il valore della scelta per la città.

Un leone, comunque.

Adesso, l’aspetto grave è che proprio lui fiuta quello spossamento, quella sfiducia che pervadono la società sulmonese: lo ha detto senza mezzi termini in un convegno tenuto un paio di settimane fa al “Pacifico”. Certamente lo ha detto per dissociarsi, per incitare alla reazione. Ma è un dato di fatto, che bisogna considerare. Quelli che guidano la società, cioè i politici, debbono guardare alla realtà con… realismo; Di Masci ci guardava, ma non si fermava a questo e riteniamo che non si fermi neanche adesso, perchè è stato l’antesignano della politica del “fare”. Nel rimescolamento che si è succeduto da una quindicina di anni ad oggi, probabilmente rimangono punti di riferimento coloro che almeno hanno dimostrato di non identificarsi con quella che viene definita la “prima repubblica”, per onestà soprattutto. Il sistema elettorale non consente di scegliere, si sa; ma non è detto che non cambi. Per ora sono utili, almeno, gli incitamenti a non smobilitare, a credere in quella Sulmona alla quale un socialista senza partito ha creduto.