LA PREVENZIONE E’ ANCHE CHIAREZZA NELLE LEGGI

271

I PALAZZI FRIABILI DELL’AQUILA E LE CLASSIFICAZIONI DI AVEZZANO E SULMONA

27 NOVEMBRE 2013 – Il dott. Giulio Selvaggi, dell’Istituto nazionale geofisico e vulcanologia, ha svolto a Palazzo Sardi una analisi dello stato della prevenzione sismica in Italia.

Ha compiuto molti riferimenti al terremoto dell’Aquila di quasi cinque anni fa; ha parlato anche del processo all’esito del quale ha subìto una condanna a sei anni di reclusione per l’operato della Commissione Grandi Rischi riunita a L’Aquila qualche giorno dopo delle drammatiche scosse del 6 aprile.

Del mancato allarme o delle rassicurazioni o di quello che avrebbe dovuto dire la Commissione Grandi Rischi si occuperanno i giudici di appello. Quello che, ci sembra, possa aiutare di più a prevenire disastrose conseguenze per il futuro, in Abruzzo, è il dato scientifico più evidente della conversazione del dott. Selvaggi: il sisma del 2009 non è stato anomalo rispetto alla storia dei terremoti dell’Aquila. Soltanto considerando questa oggettiva verità ci si potrà spiegare perchè i palazzi dell’Aquila si sono frantumati: anche quelli di cemento armato, mentre altre scosse molto più forti hanno interessato, per esempio, il Cile anche dopo il 2009, senza lasciare i lutti che ha lasciato l’infernale crollo di mezza città. Occorrerà dire una volta per tutte che i requisiti per costruire a L’Aquila negli anni Sessanta e poi all’inizio degli anni Ottanta, forse fino a quando è entrata in vigore la normativa del dopo-sisma dell’Irpinia, erano inadeguati, appunto, alla storia sismica del capoluogo abruzzese, mentre prevedevano restrizioni abissali per città come Sulmona ed Avezzano.

E una approfondita indagine giudiziaria dovrà dire perchè in quella città la legge del 1962 abbia operato la classificazione di secondo livello, mentre nella Marsica e in Valle Peligna le restrizioni non andavano al di sotto della prima categoria, quella che non consente, per esempio, certe altezze e che prescrive che gli edifici debbano resistere ad accelerazione di 0,50 (0,25 è il livello della seconda categoria). E’ stato dovuto a politici accomodanti e ad appetiti di costruttori non temperati? Si dovrà scoprirlo, perchè le carte (cioè le leggi-truffa che si sono succedute) sono lì e non sono documenti opinabili. E se ci sono stati reati, questi non si sono ancora prescritti, come non si sono prescritti quelli per i quali gli ingegneri sono stati condannati.

Lo si è fatto per non togliere all’Aquila il ruolo di capoluogo di regione? Lo si verifichi, perchè quanto meno una constatazione del genere dovrà portare alla conclusione che, per il bene degli abruzzesi, il capoluogo di regione dovrà essere collocato altrove. E’ del tutto inutile, infatti, parlare di necessità di costruire case più resistenti se ad affermarlo non sono le leggi: già sappiamo che i palazzinari costruiscono solo per il massimo profitto, figuriamoci se si lascia loro l’opzione di mettere più o meno ferro nel cemento armato. Si sentono, oggi, gli scienziati di affermare che a L’Aquila si sta ricostruendo con tecniche, criteri e materiali adeguati alla “storia sismica della città”? Se non ne sono convinti debbono dirlo con chiarezza; questo è il primo passo per la prevenzione.