LA PROTEZIONE… AMBIENTALE

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SINDACI DISINFORMATI OPPURE SORDI AD OGNI SCRUPOLO HANNO RATIFICATO UNA POLITICA DEI RIFIUTI SCONSIDERATA ED HANNO LASCIATO CHE IL COGESA FINISSE IN PERDITA – NECESSARIO L’INTERVENTO DEI MINISTERI DELL’AMBIENTE E DELLA GIUSTIZIA

25 OTTOBRE 2020 – Che sarà delle falde del Morrone quando non saranno più occupate dalla giostra di rifiuti e di attività collaterali? dalle montagne russe dei concorsi allestiti in campagne elettorali e revocati improvvisamente? dalle sorprese del riversamento di liquami respinti da ogni parte d’Abruzzo e del centro-Italia?

Il Cogesa si prepara a restituire alla Valle Peligna un’area fuori controllo, come fuori controllo è il bilancio del consorzio. Il gen. Guido Conti, del Corpo Forestale dello Stato, ci confessava di non riuscire a capire come il Cogesa fosse l’unico gestore di rifiuti a non ricavare fior di quattrini dai rifiuti organici; ma lo diceva per rimarcare una certa inesperienza, una carenza di managerialità, perché si riferiva alla gestione di Quaglia. Gli amministratori di allora, secondo l”alto ufficiale, non sapevano fare marketing. Tutto qua. E si trovavano sul groppone centinaia e migliaia di tonnellate di un prodotto che veniva smaltito con grandi sprechi. Gli anni di gestione di Vincenzo Margiotta hanno mostrato tutt’altro che inesperienza. Il triplo salto mortale carpiato dell’invito a L’Aquila e ad altri Comuni dell’Aquilano sembrava l’uovo di Colombo per allargare la base di fruitori di quell’impianto e, quindi, le cifre del bilancio e degli investimenti. E il triplo salto mortale si è rivelato uno schianto: un sacrificio ambientale che non ha permesso neppure di chiudere il bilancio in pareggio, o almeno con un deficit decente, passeggero. Annunciato con un attivo, il bilancio è ora in rosso di un milione e mezzo di euro. L’amministratore unico nel suo genere si appresta all’altro salto mortale, che è l’aumento di capitale.

Il Cogesa è un bene comune e questa privatizzazione non si deve fare” annota subito Sulmona Bene In Comune quando apprende “da fonti giornalistiche – figuriamoci se il Sindaco si fa uscire il fiato- che il Cogesa è in una situazione di bilancio molto preoccupante -un milione e mezzo di buco- e che l’amministratore unico ha proposto l’ingresso in società dei privati”. Dopo aver escluso che si possa pervenire ad una privatizzazione, Sbic chiede cosa pensi la maggioranza in consiglio comunale. “Quella di Margiotta è una posizione personale? – si chiede ancora – È questo è il controllo politico che la maggioranza esercita sulla controllata? Diciamo la verità: la gestione della controllata è una catastrofe” e Sbic non riscontra “nessuna politica sui rifiuti e sul resto. Questo è il definitivo fallimento di quella ipotesi di quattro anni fa. Di quando insomma, Gerosolimo e i suoi, hanno inventato un aggregato civico che era solo potere e nessuna idea chiara di amministrazione. Il Sindaco assuma ora su di sé la responsabilità che ha e affronti il problema Cogesa con determinazione oppure dichiari l’incapacità già dimostrata e -ed è la prima volta che lo chiediamo- si dimetta”.

Ma neanche l’ambiente protetto dei sindaci, che da perfette marionette politiche rispondono ad ordini sconsiderati pur di rimanere nel giglio non più magico del “civismo”, riesce a costituire il materasso sul quale planare dopo i salti mortali tripli.

Lo sbocco auspicabile di questa gestione, con qualcuno che, per intervento dei controlli o, in fase terminale, del tribunale, sollevi Margiotta dall’agonia nella quale si è cacciato e lo sostituisca, non potrà riavvolgere il nastro sullo scempio che le falde del Morrone hanno sopportato rispetto all’aureo progetto secondo il quale tre decenni fa era stato disegnato l’impianto di Noce Mattei e che era stato condotto, fino a qualche anno fa, con l’ingenuità che vi ravvisava un custode dell’ambiente come Guido Conti, ma anche con la prudenza che apparteneva ad un’altra classe politica per niente affascinata dai tripli salti mortali.

Su questo danno irreparabile una comunità che voglia ispirarsi ai principi di civiltà non può transigere e non basterà coprire i rifiuti non smaltiti per azzerare tutto e ripartire. Un Ministro per l’Ambiente, come Costa, che viene dalla “terra dei fuochi” e lì si è fatto valere, ha il dovere di attivare ogni inchiesta per sapere cosa stia succedendo con i conferimenti di rifiuti e perché le falde del Morrone siano state rese inabitabili dai miasmi prodotti dal Cogesa. Un Ministro della Giustizia, come Bonafede, ha il dovere di attivare ogni inchiesta per sapere se le indagini sul Cogesa siano state intraprese con tempismo e ha il dovere di controllare che le indagini attuali vengano condotte nel modo richiesto per i fatti sociali di maggior rilievo.

Allora? Chi protegge le falde del Morrone, alle porte di due Parchi Nazionali? Il ricordo di un generale che si stupiva dell’inesperienza della governance del tempo che fu?

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