La Provincia per il Liceo non si spende

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L’ex sede dei Gesuiti sembra non meritare la ricostruzione

Portano i risultati di una indagine tecnica, alla Provincia dell’Aquila, per affermare che, seppure si volessero realizzare interventi di riparazione, l’ex sede dei Gesuiti in Piazza XX Settembre, il Liceo Classico “Ovidio”, non darebbe mai sufficienti margini di sicurezza per docenti e studenti.

La notizia è pervenuta la scorsa settimana al municipio di Sulmona. Lunedì prossimo si svolgerà una riunione tra Comune e Provincia; avrà contenuti tecnici, ma dovrebbe servire anche a sindaco e assessori delle due amministrazioni per assumere una decisione definitiva. Il consigliere provinciale di minoranza Amedeo Fusco ha chiesto che si svolga un consiglio provinciale all’interno del Liceo e proprio sul tema del recupero del patrimonio edilizio cittadino. La posizione di Federico è rigida: “Se non mi vengono assicurazioni circa la completa affidabilità della struttura non prenderò nessun impegno a far tornare la scuola in Piazza XX Settembre. Mi sentirei responsabile di una scelta avventata; tra l’altro in quella scuola dovrebbe andare anche mia figlia. Sono stato a San Giuliano di Puglia ed ho visto cosa rimane di una scuola costruita male”.

 DSC00473Il problema è stato esaminato anche più volte negli ultimi decenni. “L’istituto ha subito opere di rinforzo a più riprese” osserva l’ex dirigente della VI Ripartizione “tecnica” del Comune, ing. Pietro Tontodonato: “Nel 1925, poi nel 1933 e, infine, dopo il 1984, il Liceo è stato consolidato proprio per adeguarlo alle esigenze di prevenzione sismica. Non mi sembra che la sua condizione sia diversa da quella di tutti gli altri edifici di Sulmona”.

“Ma i parametri che si richiedono riguardano la sicurezza di una scuola e non di qualunque altro stabile” ribatte a distanza Federico, che osserva anche come ormai la disciplina normativa prescriva che le scuole vengano costruite fuori dai centri storici.

A questo punto, a meno che non si voglia sostenere che la eccezionalità del terremoto dell’Aquila determini tutte le deroghe di questo mondo, c’è da chiedersi perchè all’Aquila si stia proclamando che tutto tornerà come prima nel centro storico, costi quel che costi: perchè la scuola elementare De Amicis, ridotta praticamente ad un rudere a fianco alla Basilica di San Bernardino, dovrebbe tra poco ospitare altri bambini, con spese di più di una decina di milioni di euro (praticamente una ricostruzione, e nel centro storico) e il centro di Sulmona debba essere privato di una presenza così importante. Si vorrà dire che tutto, ancora, dipende dal fatto che Sulmona è esclusa dal “cratere” dei centri terremotati ? Sembra un argomento tecnico davvero labile.

Ma poi, sotto un profilo amministrativo, cosa si intende fare di un edificio così grande e che non ha più i parametri minimi per servire da scuola? Al riguardo, dalla Provincia, che deve gestire questo tipo di immobili, non viene nessun progetto: si può solo prevedere un non-uso per lungo tempo, essendo notorio che per amministratori pigri è più semplice dar corso a pratiche di nuove costruzioni che a un serio impegno di restauro sul modello toscano o umbro. Sotto il profilo finanziario, già si agita l’argomento più assorbente: che, cioè, bisogna dar fondo a ogni risorsa per la ricostruzione del capoluogo, il che, oltre che ingiusto sotto il profilo sostanziale, è anche controproducente sotto il profilo amministrativo, perchè si ridurrebbero all’abbandono tutte le risorse del territorio che non si trovino nell’area dell’epicentro. Proprio quello che in genere si deve evitare sotto il profilo di politica economica.

La sostanza del problema è che enti inutili come le Province vengono conservati per esigenze di sostentamento dei partiti (come manifestamente si verifica per la Lega, al Nord) e, comunque, di collocamento di politici che non hanno dato esempio di capacità in altri ambiti amministrativi (come manifestamente si verifica in tutto il resto d’Italia): una sorta di “sinecura”. Ma proprio per questo i rappresentanti di comunità più caratterizzate e più concrete, come quelle comunali, dovrebbero avere determinazione e idee chiare da imporre.