LA SIEPE PRIMA DELL’INFINITO

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ROMANTICHE EVOCAZIONI NELL’ESUBERANZA DI UNA PIANTA DEL GIARDINO DI PALAZZO SANITA’

I MAGGIO 2022 – Il fascino dei Romantici per le vestigia romane graffiate dal tempo e dai barbari sembra rivivere in questa potente immagine di una pianta spontanea e invasiva, traboccante dal giardino di Palazzo Sanità su Piazza Santa Monica.

Il barone Fabrizio Sanità fu l’ultimo ad eseguire importanti lavori di manutenzione del Palazzo, incalzato anche dall’improvviso crollo di un cornicione che nell’estate del 1976 provocò per mesi la deviazione del traffico poco dopo che il neo assessore Franco La Civita aveva articolato, con il comandante dei vigili Gianni Febbo, il dedalo di sensi unici, oggi non ancora modificato. Molto, limitatamente alla conservazione del verde, fece anche il gestore di una “Fiaschetteria toscana”, poi soltanto “Trattoria” che si affacciava su Via Solimo e andava famosa per le cotolette alla milanese (da qui, forse, l’abbandono del legame geografico). Alcuni anni fa la vendita a un imprenditore che non riesce a rimuovere gli incagli burocratici in vista di un intervento con diversa funzionalità.

Varie sono le piante di pregio che arricchiscono il giardino, circondato da un alto muro in pietra, alla maniera degli orti che dovevano garantire il minimo di sopravvivenza in caso di assedio; quasi tutte aggrovigliate da rovi pungenti, ma (almeno all’epoca nella quale ce le mostrò don Fabrizio) contenute da eleganti anelli in ferro che perimetravano le aiuole negli anni Trenta.

Agguanta anche il muro in pietra questa cascata di eroici fiori gialli illuminati dal sole delle prime ore. Una tale esuberanza incontrollata, che si abbina a ricchezze architettoniche semi celate, avrebbe fatto commuovere Lord Byron, ma anche Giacomo Leopardi, che in quanto a siepi deteneva una specializzazione tematica e sarebbe rimasto per anni nella biblioteca del Barone, scrutando un confine adatto ad immaginare spazi più estesi del rinomato ristorante di Piazza Santa Monica, del convento prospiciente e, sicuramente, dell’eremo celestiniano, dei Balcani e delle vaghe stelle dell’Orsa.