La sindaca non sta neanche alla finestra

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SI AGGRAPPA ALLE DIMISSIONI E DISERTA IL CONSIGLIO COMUNALE – LA MAGGIORANZA RESPINGE IL DISSENSO A MODO SUO

13 GENNAIO 2018 – La sindaca non ha partecipato alla riunione del Consiglio comunale nella quale è stata discussa la risposta da presentare, con atti informali o con ricorsi giurisdizionali, al Governo che, con presenza del vice-presidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, asino tra i suoni e per questo mandato da D’Alfonso, ha deciso di localizzare la centrale di spinta del metanodotto a Sulmona. Un documento, votato solo dalla maggioranza, contiene l’invito alla sindaca a ritirare le dimissioni. Aspetto assai inconsueto, la presidente del Consiglio ha fatto sgombrare l’aula da quella parte del pubblico che, composta per lo più da ambientalisti, aveva chiesto di essere sentita.

Il Consiglio comunale rappresenta sempre la finestra della maggioranza sulla città: consente dall’alto di illustrare i programmi e i risultati raggiunti, di comunicare lo stato generale dell’amministrazione; dal basso consente di fischiare e lanciare pomodori.

Per questo i sindaci hanno sempre cercato di tenerla chiusa, deliberando nelle segrete stanze e comunicando attraverso giornalisti scelti dal mazzo, e in questo sono stati maestri Paolo Di Bartolomeo e Franco La Civita. La aprivano solo quando non potevano farne a meno e programmavano interventi e votazioni.

L’attuale maggioranza non impedisce di tenere i consigli comunali, ma li rinvia soltanto, come ha fatto per il tema dell’incendio del Monte Morrone e come ha fatto per l’altrettanto grave problema del metanodotto, che inciderà sull’ambiente della Valle Peligna molto di più del disastroso fuoco di agosto perché inciderà per decine o forse centinaia di anni.

Rinviando, ottiene il risultato che i cittadini sensibili agli argomenti rinviati si esasperino e percepiscano l’impotenza a orientare le scelte dell’amministrazione; percepiscano, cioè, che il Consiglio è un mero rito svuotato dei contenuti e affidato solo alle scansioni di un regolamento che è stato sempre il paravento dalle contestazioni. Nella classifica delle scempiaggini per quello che si è verificato nell’aula magna, questa non è neanche la peggiore, perchè un paio di anni fa il presidente del Consiglio, Franco Casciani, pretendeva di addebitare a degli occupanti il consumo della luce.

Il vicolo cieco, nel quale si è cacciata la sindaca proclamando le proprie dimissioni prima ancora di parlarne con gli altri assessori e soprattutto con gli altri sindaci del circondario, è l’ambiente nel quale si schianterà la risposta che la comunità avrebbe dovuto dare al Governo. Ora si darà solo una finta risposta, per poter affermare, alla maniera del presidente della Regione, che comunque è stata data una risposta: quella del ricorso al TAR . Aggirato l’ostacolo di una esposizione alla finestra, la sindaca ritirerà le dimissioni sul decisivo, ma anche assai originale argomento illustrato anche ieri dalla maggioranza e incredibilmente promulgato in primis dalla sindaca di Pratola Peligna: cioè sulla necessità di non lasciare amministrare la città, in questo momento, da un commissario prefettizio. Argomento assai strano, perché un qualsiasi commissario non potrà tecnicamente svendere il territorio come sta facendo la scandalosa accoppiata politica Gerosolimo-Casini; non ne avrebbe tempo, non ne avrebbe l’interesse politico, dato da contropartite in termini di presentazioni di candidature e di collocazioni di presidenti negli enti comprensoriali. Presentarsi alla finestra di un qualsiasi Consiglio comunale in queste condizioni è oggettivamente rischioso per i colori stessi della propria faccia, che potrebbe arrossire per un rigurgito di pudore politico o per l’impatto dei pomodori.