NEI DISCORSI DEI CANDIDATI SINDACI NON SI LEGGONO POSIZIONI A TUTELA DI CASE PENTE E CONTRO LA CENTRALE DI SPINTA DELLA SNAM
9 APRILE 2025 – “Abbiamo cercato, non nei programmi che non esistono ancora, ma nelle dichiarazioni degli aspiranti allo scranno più alto di Palazzo San Francesco e vi troviamo tutto, ma del crimine economico rappresentato dallo sperpero di 180 milioni e dello scempio ambientale, paesaggistico e archeologico che si sta consumando in quel di Case Pente non v’è traccia. Come le proverbiali tre scimmiette essi non vedono, non sentono e non parlano”.
Con questa realistica rappresentazione della campagna elettorale, Mario Pizzola sottolinea come le elezioni stiano assumendo i profili di battaglie del tutto avulse dalla realtà di Sulmona. Del resto, con il candidato Tirabassi scelto dall’Aquila e con il candidato Figorilli che non sta a Sulmona da cinquant’anni e si è ben guardato dal partecipare ad eventi (o altre campagne elettorali, magari da consigliere comunale per capire meglio la macchina amministrativa) c’era da aspettarsi di questo e di peggio. Figuriamoci cosa possa interessare agli aquilani che a Case Pente si sia compiuto e si vada compiendo uno scempio archeologico, proprio gli aquilani che hanno ritagliato un cratere sismico per evitare Sulmona (Popoli e Bugnara sì, ma Sulmona e Pratola no), che hanno proposto al Cogesa la singolare alternativa di prendersi ancora i rifiuti indifferenziati pagando meno di quello che pagano i Sulmonesi oppure di fallire (complimenti al sindaco Biondi, portato come una sposa da questa cosiddetta Destra); cosa possa interessare che le aspirazioni di Sulmona a diventare un polo di massima attrazione (anche) archeologica. E che cosa di Sulmona possa appassionare chi ha vissuto la sua esperienza professionale e di vita altrove.
“C’è perfino chi si augura – aggiunge Pizzola – che la nostra città diventi una dependance di quella “filiera istituzionale” i cui ineffabili rappresentanti, in verità, dovrebbero sedere sul banco degli accusati. Chi ha aperto le porte alla Snam se non Marsilio? Chi ha autorizzato la distruzione della nostra storia risalente a 4200 anni fa se non l’attuale Ministero della Cultura? Chi, come le “tre Grazie che siedono all’Emiciclo regionale, non ha finora dato segni di vita?”
“Si pensi per un attimo a quello che si sarebbe potuto fare se i 180 milioni di euro, anziché finire nelle casse della Snam, fossero stati utilizzati per risollevare le sorti del nostro territorio” osserva ancora Pizzola.
Per la verità, chi ha aperto le porte alla Snam è stato D’Alfonso, che era sostanzialmente assente all’incontro tenuto, durante il suo quinquennio, a Palazzo Chigi proprio sulla centrale di spinta e il metanodotto (c’era per lui il vice che nulla sapeva di quello che si decideva). Categorico fu anche Gianni Chiodi, arrogante proprio con Mario Pizzola. Le “tre Grazie” La Porta, Rossi e Scoccia hanno responsabilità più ristrette e cronologicamente recenti; di certo le loro colpe si ingigantiscono se si pensa che ormai da un anno fanno parte della maggioranza alla Regione e non hanno mosso dito per perorare la causa di un sito archeologico apparso nelle sue reali dimensioni solo dopo gli scavi per la centrale. Se ne conosceva l’esistenza, al punto che non fu consentito, dalla stessa Soprintendenza che adesso tace in sette lingue, l’impianto di un cementificio della Lafarge; ma non si sapeva tutto quello che conteneva. Non è indenne da responsabilità proprio il centro-sinistra, con l’ex sindaco Di Piero che pensava al canile invece che all’edificio termale e agli altri insediamenti di Case Pente. Da parte sua il vice-sindaco Casciani non si è fatto scrupolo di accettare un incarichetto per la recinzione dell’area degli scavi.






