L’ATTENTA ANALISI DI PIOVENE SULLA PIU’ ABRUZZESE DELLE CITTA’

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IL “VIAGGIO IN ITALIA” E I CARATTERI DEI SULMONESI

27 MARZO 2012 – Più di tre anni tenne impegnato uno scrupoloso annotatore di luoghi, costumi, ambizioni, sconfitte; con i mezzi di trasporto di una Italia fortificata da tante opere pubbliche, ma ferita dal recentissimo conflitto mondiale, rappresentò la vetrina della intera società nazionale, allora più di adesso divisa in mille particolarismi e in angoscianti sperequazioni di classe e di denaro: era il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, un atto di grande dedizione al Paese, forse più precisamente alla Patria, una testimonianza di amore filiale, ma anche di acuta critica sociale, come solo il Verismo avrebbe potuto eguagliare in un quadro degli anni Cinquanta. Ne uscì un “libro scrupoloso come un censimento, fedele come una fotografia, circostanziato come un atto di accusa”: è questa la presentazione nella quarta di copertina della edizione Baldini Castoldi Dalai, nella ristampa del 2009.

La città con più Abruzzo dentro

E per Piovene era indispensabile riportare le aspirazioni di Sulmona e Avezzano a separarsi dall’Aquila e diventare capoluoghi. Egli parlava dei “segni d’una nuova coscienza regionale, necessaria all’Abruzzo per superare una tendenza centrifuga che l’ha svuotato e impoverito. Sulmona non è capoluogo, ma in nessuna città maggiore è venuto verso di me con tanta forza un Abruzzo di fondo. Lasciando da parte per ora la bellezza dei monumenti e dell’ambiente naturale, è una città vivace, gaia, che al visitatore sommario può dare anche l’impressione della ricchezza. La festosità è portata soprattutto dalle innumerevoli botteghe di confetti, la specialità sulmonese, che compongono per le strade un vero e proprio fregio decorativo.

Di quei confetti variopinti si fanno cestelli, rami, fiori, spighe, grappoli d’uva, croci e corone del rosario”. Poi l’autore descrive le botteghe dei barbieri, i laboratori delle parrucchiere, le processioni del triduo di Pasqua, come vediamo in altri servizi, per poi attestare: “Sulmona è un condensato d’arte e di costume abruzzesi; si stupisce che non sia compresa in ogni itinerario italiano. Tra i suoi monumenti almeno uno è senza paragoni, il Palazzo dell’Annunziata, cui sorge accanto incorporatavi  la chiesa dello stesso nome. E’ uno straordinario complesso fatto, per così dire, di quattro fette, dall’una all’altra delle quali si muta epoca e stile, dal gotico ritardatario, ad un rinascimento quattrocentesco, ad un rinascimento del Cinquecento, fino al barocco della chiesa; con tre finestre e tre porte ornatissime; influenze diverse, fin quassù a passo lento, sono state raccolte, trasformate ed unificate nel medesimo gusto ornamentale.

L’Annunziata come massimo esempio

 Ecco il massimo esempio supremo di quel gusto locale e artigianale, che armonizza in Abruzzo tutti gli stili: difficile, ad ogni modo, vedere porte e finestre più belle. Il piccolo museo è un modello di come dovrebbe essere un museo locale. Si hanno splendidi esempi di oreficeria  sulmonese, ed in un tabernacolo  dipinto quattrocentesco i pastori col gregge, le donne col soggolo, testimoniano tipi e usanze ancora perduranti”.

Quindi la descrizione di alcuni monumenti e della cattedrale di Corfinio per poi parlare del futuro e della rinascita: “Sulmona, oltre che all’agricoltura e al turismo, si gioverebbe di una vera rinascita dell’artigianato. Una scuola, che già vi esiste, dimostra come l’attitudine si conservi. Ma è questa una delle parti d’Italia in cui è più necessaria una immissione di speranza e di fiducia nel futuro. Secoli di isolamento hanno generato l’orgoglio e insieme la diffidenza e il sospetto.

L’isolamento e l’autosvalutazione

La divisa; noi non abbiamo bisogno di nessuno, il senso dell’inutilità del guadagno, solo la reazione istintiva a tanti secoli di cattiva politica. Il commerciante al quale si chiede una merce, ti risponde: non c’è, senza aggiungere verbo; se si insiste il suo volto mostra l’irritato disgusto di chi è disturbato nel sonno. Il timore di essere creduti rustici si esprime nell’indifferenza ostentata; dai discorsi svapora quasi un rovello cronico contro se stessi, un gusto d’autosvalutarsi, una scontentezza costante condita di fantasticherie di evasione, come del resto in quasi tutta l’Italia del Sud. Si considera grande distanza qualche chilometro; si è pronti a volare in Venezuela. La pasta deve essere fatta in casa, ma anche questo non basta, occorre che sia della moglie, educata per anni alle nostre abitudini; esserne privi è una sciagura. Comincia quel timore della salute, come se il corpo fosse fatto di una sostanza misteriosamente soggetta alle contaminazioni, che corre in tutta l’Italia meridionale quasi un leitmotiv segreto”. E rispetto alla Calabria, indicata come punta più alta di questo atteggiamento del Sud, Piovene riscontra in Abruzzo che “il male da combattere è piuttosto  l’accasciamento, lo svuotamento materiale e morale”.

Guido Piovene
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