LE COPERTE VENGONO DA LONTANO, PER ESEMòPIO DAI TEMPI DI LEONARDO

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A COLLOQUIO CON ITALO PICINI SU UNA IPOTESI ARTISTICA

28 LUGLIO 2014 – “Trovai un magnifico motivo decorativo su una coperta molto rovinata, quasi uno straccio di lana, su un cavallo di quelli che tiravano le carrozzelle nel centro storico di Sulmona, tra il finire degli anni Cinquanta e gli inizi dei Sessanta. Lo chiesi al vetturino, dandogli una piccola somma.

Studiai quel motivo e scoprii che poteva essere la continuazione di una “scuola” di artigianato che forse risaliva al Settecento. Approfondii le ricerche, che mi portarono in varie parti d’Abruzzo e ai confini del Molise, a San Pietro Avellana. Mi si aprì un mondo del quale nessuno aveva sospettato l’esistenza, perché i reperti venivano da epoche lontanissime ed erano conservati con religiosa attenzione non tanto perché se ne apprezzasse il valore artistico, quanto perché la stessa qualità delle lane e dei tessuti li rendeva duraturi.

Il giro dell’Abruzzo per scrutare disegni secolari

Coperta con sirena centrale

Il prof. Italo Picini riapre il libro dei tanti ricordi, dai suoi 94 anni, quando sente parlare della ipotesi che Leonardo da Vinci abbia visitato Sulmona per vedere i monumenti e la vita della città, ma soprattutto per conoscere da vicino il modo, o meglio i molti modi di trattare la lana, di disegnarvi sopra come con un pennello, di renderla parte essenziale della creazione artistica, ma di trattarla come se fosse oro, scoprendone una caratteristica che solo l’oro possiede: la duttilità (Nella immagine in alto un esemplare realizzato per il Palazzo Decapite con lo stemma del casato).

E solo le mani degli artigiani del Quattrocento potevano affinare di tanto il loro lavoro da lasciare il segno per secoli in tutto il circondario di Sulmona. “Per la verità, il fascino che esercitarono quelle coperte mi portò a girare tutti gli angoli d’Abruzzo. Ricordo che vicino a Montereale, oltre L’Aquila, mi capitò di visitare la casa di una persona molto anziana, inferma, che si copriva con un autentico capolavoro. E’ da tener presente che in quelle zone si lavorava tenendo insieme e manovrando anche dieci licci, quando dalla nostre parti se ne usavano due (sebbene questo non voglia dire in assoluto un maggior contenuto artistico). Del tutto diversi erano i disegni: a spina di pesce, a diagonale…, non avevano molto da condividere con la tradizione di Pescocostanzo, per esempio, ma erano bellissimi. A Castel del Monte una anziana donna, non ricordo neanche in quale anno, si era portata l’essenziale per continuare la sua paziente e difficilissima tessitura. La Camera di Commercio avrebbe dovuto organizzare dei corsi per tramandare questa conoscenza che invece ormai da decenni si è perduta” (Nella immagine “Piante fiorite con sirena centrale”).

“…e comunque secondo me Leonardo a Sulmona c’è stato…”

Per questo – annota il prof. Picini – sono convinto che Leonardo sia stato a Sulmona. Ho letto quello che è stato scritto sulla rivista “Ieri, oggi, domani” ed è stato ripreso su “Il Vaschione” (n. di r.: v. Leonardo da Vinci: “Volo cognoscere Solmona” in questo sito; e “Se vennono tanto queste coperture per a sopra a lo lecto” nella sezione ARTE) e condivido l’opinione che un viaggio così lungo, da Milano, sia stato affrontato da Leonardo un po’ per la curiosità che in lui era insita, un po’ per la opportunità di realizzare anche macchine industriali (se così si poteva definire una attività dell’epoca) e riprodurre i disegni tra i più belli dell’epoca, come quelli che ho potuto conoscere a molti secoli di distanza. Io credo che Leonardo e il Trivulzio abbiano avuto una “sponda” in Sulmona, perché a suo tempo questa città rappresentava il coagulo di tutte le produzioni di lane di alto livello nel centro-Abruzzo e forse anche nel Molise: da Pescocostanzo a Scanno, alla stessa S. Pietro Avellana (con tutto quello che voleva dire la parte molisana dell’allevamento ovino). Io credo che, a scavare ancora, chiedendo lumi dove sono conservati i manoscritti e i disegni di Leonardo si possano trovare molte soddisfazioni alle ipotesi che si prospettano e, forse, alla stessa gloria dell’artigianato abruzzese in fatto di lane” (nell’immagine in bianco e nero un esemplare con “piante fiorite”, conservato al museo di Gotenborg in Svezia). Le immagini sono riprese da: PICINI,  “La tessitura artistica abruzzese”, pag.1-78, Verdone editore (Castelli – TE), Accademia degli Agghiacciati di Sulmona, 2012.