Impressioni alla tastiera / LEGNINI: COME VOLEVASI DIMOSTRARE

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ANCHE DA VICE-PRESIDENTE DEL CSM NON HA MAI SMESSO DI FARE CAMPAGNA ELETTORALE ED ORA SCEGLIE GLI ALLEATI PER LE PROSSIME REGIONALI

19 NOVEMBRE 2018 – Le ultime notizie sulle candidature alla presidenza della Regione Abruzzo dànno quasi per scontata quella di Giovanni Legnini con il Partito Democratico: le ultime questioni da definire riguarderebbero non tanto il “se”, quanto il “come”: cioè, in sostanza, con quali altri candidati in lista si presenterebbe e con quali altre liste, per raccogliere il maggior numero di voti.

Per due ragioni le persone che credono nel valore delle istituzioni (come se ne annoverano molte nella sinistra riformista che caratterizza il PD, almeno per la parte di simbiosi ben riuscita tra il vecchio Pci e le istanze libertarie) non possono votare la “cosa” che nascerà dalla candidatura di Giovanni Legnini. Innanzitutto perché, primo caso nella storia del Consiglio Superiore della Magistratura, Legnini ne è diventato vice-presidente avendo dismesso i panni del politico solo il giorno prima (era sottosegretario), senza neanche un periodo di decompressione che autorizzasse almeno la speranza che il suo ruolo non fosse quello di trasmettere direttamente in un consesso così delicato le istanze partitiche che semmai avvelenano l’ambiente o (il che è la stessa cosa) fanno nutrire dubbi leciti circa la terzietà della carica.

In secondo luogo, perché Legnini i panni del politico li ha indossati di nuovo il giorno dopo la sua elezione al CSM, quando ha continuato a battere il suo ex collegio elettorale (guarda caso, parte del collegio elettorale per le “regionali” imminenti) partecipando addirittura a inaugurazioni di catene di produzione (per esempio al pastificio “De Cecco”; v. “Ma di che pasta è fatto il vice-presidente del CSM?” nella sezione GIUSTIZIA  di questo sito) e poi, comunque, facendo quello che normalmente fanno deputati, sottosegretari e ministri nelle zone nelle quali vogliono mantenere un contatto con il proprio elettorato. Insomma, si potrebbe concludere come si concludeva a scuola alla fine di un teorema: “Come volevasi dimostrare” (cioè come abbiamo provato ad ipotizzare qualche anno fa con un normalissimo sguardo critico e come si è confermato con l’ipotesi della candidatura appena uscito dal CSM).

Lo spasmodico tentativo di aggregare quanta più gente possibile potrebbe, in ultimo, portare il PD di Legnini ad alleanze di dubbia compatibilità con il programma di un partito che, almeno prima di Renzi, aveva ancora l’aura di essere il “partito delle regole” avendo ereditato una conclamata (seppure non sempre meritata) definizione del PCI di Berlinguer. Insomma, un vero fritto misto che finirebbe per includere anche i portatori di voti purchè… li portino. Ottima strada per aprire ancora di più le porte ad una vittoria leghista o a una grillina.

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