LETTURE DOMENICALI- IL LUNGO VIAGGIO DEL GENERALE DALL’ABRUZZO ALLA TERRA DEI PARTI

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CORBULONE NACQUE A PELTUINUM TRA SULMO E AMITERNUM E CONDUSSE LE BATTAGLIE CHE FECERO GRANDE ROMA – LE ULTIME PAROLE SUSSURRATE AL PADRE DELL’IMPERATORE TRAIANO E IL DESTINO DELLA FIGLIA IMPERATRICE

5 MAGGIO 2024 – Era un reticolo di luoghi magici quello che si irradiava ai tempi della repubblica e dell’alba dell’impero di Roma sul territorio tra la Sulmo di Ovidio e Amiternum. Nella Valle Peligna Corfinium; nel Piano di Navelli Peltuinum (nella foto del titolo il teatro) concentravano Storia e personaggi che la Storia fecero, prima fieramente contrastando l’astro nascente della civiltà mediterranea, poi contribuendo a farlo splendere come nessun altro impero avrebbe brillato.

Gli scavi sistematici su Peltuinum continuano ancora ed hanno avuto nuovo impulso qualche anno fa, di fronte a San Pio delle Camere e accanto a Castelnuovo, a due passi dalla strada statale 17. Non porteranno al rinvenimento dell’armatura di uno dei più grandi generali di Roma: Gneo Domizio Corbulone era già nel Foro, forse a passeggiare accanto alla tomba di Giulio Cesare quando, poco più che adolescente, il suo fisico possente e il suo formidabile intuito militare stavano per portarlo sugli scenari dei confini orientali dell’impero. A Peltuinum era nato il 5 d.C.; lontano da qui, in Grecia, nei pressi di Corinto, quando comprese che la sua ora era giunta e i pretoriani di Nerone gli notificavano l’ordine di arresto voluto dall’uomo che egli stesso aveva concorso a rendere il più grande del suo tempo, gridò “axios” (sono degno, in greco) e si avventò sulla spada che aveva ordinato ad una sua guardia di sfoderare per andare incontro all’Omega della sua affascinante vita. L’Alfa era spuntata tra Sulmo e Amiternum, nella Peltuinum oggi ancora da scavare in vari settori, ma forse tra qualche anno decifrabile come un libro aperto; le altre lettere di quel lungo alfabeto vennero dall’esempio del generale Pisone, condottiero degli Italici contro Roma, dalla sottomissione all’imperatore Claudio e alle sue punizioni, come avveniva e avviene nei grandi eserciti, talvolta solo per assecondare disegni politici, più spesso, a Roma, per fedeltà assoluta ad una macchina infernale che non poteva fermarsi a celebrare processi e accertare colpe. Non ebbe un processo Corbulone quando Nerone sospettò di una congiura e, tramite il tribuno pretoriano che andò ad eseguire l’arresto, offrì al generale che aveva vinto in tutta Europa, dall’attuale Olanda fino alla terra dei Parti, in lungo e in largo, l’alternativa di uccidersi, preservando così la vita della moglie e delle figlie, oppure quella di essere ucciso dagli stessi pretoriani appena sbarcati.

Il potere di Corbulone di influire sulle vicende della Roma del suo tempo era così forte da consentirgli di convocare a Corinto Marco Ulpio Traiano, senatore tra i più in vista e padre di Marco Ulpio Traiano che sarebbe diventato l’imperatore dell’epoca della massima estensione territoriale di tutto l’Impero. Il senatore affrontò il lunghissimo viaggio senza discutere quell’invito; aveva un debito immenso verso Corbulone per essere stato da lui valorizzato nelle campagne di Oriente al punto da diventare legatus dell’imperatore. Sapeva già che il suo antico comandante aveva visto spegnersi la luce della sua stella nel firmamento del potere presso Nerone, ma, per essere vincolato ai princìpi immutabili dell’onore e della lealtà, si imbarcò pur dubitando assai che quel viaggio aiutasse la sua carriera e quella del figlio che plasmava con dedizione assoluta. Giunse appena in tempo a Cencrea, nel pressi di Corinto, e assistette all’incontro tra i pretoriani e il grande condottiero; giunse e sentì sussurrata l’ultima intenzione di chi aveva mosso alla battaglia e al sacrificio centinaia di migliaia di Romani: la preghiera di tutelare le figlie. E tale fu la fedeltà del giovane sottoposto (aveva poco più di trent’anni) che la figlia minore dell’uomo nato a Peltuinum, Domizia Longina, divenne imperatrice, moglie di Domiziano, che sopravvisse per oltre trent’anni al tirannicidio di quest’ultimo (nella foto in basso una moneta riproducente l’imperatore e l’imperatrice).

Forse di Domizia Longina si troveranno dei monili a Peltuinum; forse sarà andata a visitare i luoghi dove il padre nacque.

Certo, si deve dire che i caratteri somatici di Corbulone (nell’ultimo foto) si incontrano ancora adesso sotto i portici dell’Aquila; potrebbe da quell’espressione del viso sgorgare ancora un accento semi-sabino o una teoria per rivendicare la primazia di Amiternum su Roma, prima che la decadenza abbia ridotto a sostenere il primato su Ostia Aterni (l’attuale Pescara) o la scempiaggine dell’Aquila città federiciana.

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