MARSILIO RIFERISCE IL “NO” ALLA ALTERNATIVA ALL’ATTUALE TRACCIATO DELLA ROMA-PESCARA – MA A L’AQUILA SI RACCOLGONO FIRME DA INVIARE ALLA CARFAGNA MENTRE A SULMONA E AVEZZANO SI TACE
6 NOVEMBRE 2021 – “Come Regione insisteremo, ma il ministero delle Infrastrutture ci ha fatto capire che, per quanto riguarda il collegamento ferroviario trasversale, da parte dell’Europa c’è molta resistenza a riconoscere ulteriori corridoi. E’ più semplice ed ottenibile il prolungamento di un corridoio esistente che non una variante o una costituzione ex novo”. Con queste lapidarie parole il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, ha escluso che si possa realizzare un collegamento ferroviario rapido tra Roma e Pescara passando per L’Aquila, come da tempo (e da un anno con maggior vigore) vanno sostenendo le istituzioni e varie associazioni aquilane. Marsilio ha aggiunto che alla apertura degli organismi europei per un finanziamento di corridoi di collegamento rapido ha fatto seguito l’intento dello Stato di “voler investire sull’asse Adriatico e, grazie a questo intervento, prende corpo la possibilità che l’Europa accolga la richiesta del Governo, da noi stimolata, di realizzare il prolungamento del corridoio adriatico fino alla Puglia, inserendo l’Abruzzo all’interno di queste reti”. Ma proprio Marsilio evidenzia che “l’Europa non dà i soldi per fare le reti Ten-T semplicemente perché vanno chiesti e si disegnano sulla cartina”.
Detto questo, sarebbe fuori luogo ogni aggiunta che fosse volta a ridiscutere l’esistente per agganciare L’Aquila (con la sua infelice collocazione in territorio di altitudine) alla direttrice ferroviaria Tirreno-Adriatico, che oltre tutto presupporrebbe l’esclusione di centri rilevanti sotto il profilo dei traffici ferroviari e stradali come Avezzano e Sulmona.
Invece, come sottolineato in solitaria posizione da questo giornale sin dalle prime ore dell’annuncio del presidente del Consiglio dei Ministri Conte per una “linea ad alta velocità” sulla Roma-Pescara, dall’Aquila sono partite le iniziative per dirottare la linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara sul tracciato Roma-Poggio Mirteto-Passo Corese-Rieti-L’Aquila-Pescara, il che comporta la costruzione ex novo del tratto Poggio Mirteto-Rieti e l’elettrificazione del tratto Rieti-L’Aquila-Sulmona (e la costruzione di una stazione in località Santa Rufina per evitare la stazione di Sulmona, secondo il progetto di D’Alfonso). Dopo le prime tavole rotonde sull’argomento a L’Aquila, promosse da tale Lelio De Santis, già socialista, poi Italia dei Valori, del tutto ignorate dai politici peligni, è di questi giorni la raccolta di firma della coordinatrice del “Tavolo di confronto L’Aquila collegamenti ferroviari veloci”, Roberta Gargano. Sono destinate al Ministro per il Sud, Mara Carfagna. Le firme sono volte a progettare “una nuova tratta tra Scoppito e Rocca Sinibalda (circa 32 chilometri con quattro gallerie, di cui una di circa 17 chilometri)”. E “il pregio della proposta è anche nella possibilità di far confluire in una strategia generale il rinnovamento e lo sviluppo delle infrastrutture regionali, senza escludere o penalizzare l’area del Fucino e favorendo la sinergia con altre esigenze distribuite sul territorio interessato. Una è senz’altro la rete di trasporto merci tra Ortona e Civitavecchia”.
La ipocrisia di questo documento destinato alla ministra Carfagna sta tutta nel funambolismo usato per sostenere che il collegamento con L’Aquila non escluderà o penalizzerà il Fucino. Semplicemente lo taglierà dal collegamento ferroviario. E sarà una bella impresa dimostrare l’utilità di un collegamento che richiede la costruzione di quattro gallerie per totalizzare lo stesso numero di chilometri, 230, tra Roma e Pescara. Come sarà un’impresa funambolica sostenere la compatibilità con i costi e l’impatto ambientale di una di queste gallerie, quella di 17 chilometri, cioè sette chilometri più lunga di quella del Gran Sasso, che immensi problemi di gestione (dopo quelli spaventosi per la costruzione) sforna ogni anno. Tutto si può sostenere, ma per fortuna le chiare parole di Marsilio sollevano un disco rosso davanti alle velleità campanilistiche aquilane. Dal Ministero delle infrastrutture, come già accadde per le scempiaggini di Luciano D’Alfonso sulla costruzione della variante Bussi-Collarmele della autostrada A25, è venuto un secco “no”, cioè una risposta obbligata per un progetto che ciclicamente viene riproposto dai politici aquilani per accentrare tutta la vita abruzzese sul capoluogo, vampirizzando il resto della regione. Viene da chiedersi se la schiena dritta sarà dimostrata anche dai politici peligni e marsicani, finora poliglotti perché certamente tacciono in dieci lingue diverse. Ma poi c’è da chiedersi perchè Marsilio premette un impegno curioso: “Come Regione insisteremo”. Perchè mai deve insistere su una soluzione che comporta uno spreco di risorse e favorisce solo una città a scapito di Avezzano e, in misura minore, Sulmona (dove la attuale stazione sarà evitata dalla famosa bretella ferroviaria di Santa Rufina)? Che l’attuale presidente della regione sia stato catapultato nella realtà abruzzese, che non ha mai conosciuto e mai ha studiato, è conseguenza di una fallimentare scelta operata dal centro-destra in sede di ripartizione dei candidati presidenti nelle varie regioni. Ma che un presidente di regione debba contrastare una opzione tecnica meditata e super partes operata dal ministero, quindi secondo un’ottica nazionale rispetto a quella campanilistica, è condotta assolutamente inedita, oppure, più semplicemente, interpretabile secondo il criterio delle pressioni delle forze di potere locale, già infaustamente sperimentate con il traforo del Gran Sasso e la costruzione di un doppione di autostrada da Torano ad Alba Adriatica rispetto al tragitto più favorevole che passa per la Marsica e la Valle Peligna. E a questo punto dovrebbero dire qualcosa i parlamentari e le forze sociali di queste aree, visto che alle parole di Marsilio hanno prontamente replicato Stefania Pezzopane e Pierpaolo Pietrucci, deputata e consigliere regionale aquilani; ovviamente per lamentare che L’Aquila “è tagliata fuori”.






