L’inconsapevole rivoluzione di Ranalli

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REINTRODUCE IL SISTEMA DEI SERVIZI PAGATI (E SCELTI) DAL CITTADINO

5 APRILE 2015 – Per conservare il punto-nascite all’ospedale si tentano tutte le strade.

Ed è giusto.

Anche quella di una autotassazione dei Sulmonesi che, ognuno con quarantacinque euro all’anno, potrebbero coprire tutte le spese di questo essenziale servizio. Così si eviterebbe l’effetto trascinamento della soppressione dei posti-letto della maternità, che porterebbe con sé l’abbassamento al di sotto dei centoventi posti di tutto l’ospedale e, di conseguenza, la soppressione dell’ospedale stesso.

Il discorso in linea di massima va bene: se c’è un’emergenza, occorre che la si fronteggi con mezzi straordinari, perché il disastro che si profilerebbe dalla soppressione dell’ospedale avrebbe effetti irreversibili per tutto il centro-Abruzzo. Sulmona, poi, subirebbe più dei danni di un terremoto, senza nessuno che le garantirebbe un flusso forzoso di finanziamenti dello Stato con la marca da bollo aumentata dalla sera alla mattina da 14,62 euro 16,00 euro in tutto il territorio nazionale, per tutti gli anni a venire della Repubblica italiana (quello che è successo all’Aquila, per intenderci).

Aggiungiamo che saremmo i primi a versare 45 euro all’anno pur di conservare il punto-nascite: la pubblicazione di questo giornale, a costo zero per i lettori e senza nessun provento pubblicitario o dalla Regione o da qualunque altro ente pubblico o privato, dimostra che, quanto a impegno civico, nessuno può darci lezioni.

Solo che il discorso non potrebbe rimanere senza conseguenze. Anzi, questa insolita forma di finanziamento dei servizi pubblici forse ci consentirebbe di riacquistare una dignità civica che si è persa dall’era della nascita delle democrazie parlamentari, quando a fronte delle tasse i cittadini volevano e realizzavano il controllo della spesa. Per esempio, ci consentirebbe di chiedere conto direttamente, anche tramite azioni giudiziarie dirette, di come siano stati spesi i soldi della Regione che oggi si sottraggono alla comunità togliendole un servizio essenziale. Per esempio, il cittadino che paga potrebbe formulare una citazione civile nei confronti di Gianni Chiodi, già presidente della giunta regionale, per i soldi che ha speso in una albergo vicino a Piazza Navona a Roma per scopi non completamente istituzionali facendoseli rimborsare dalla Regione, lui che parlava di tagli alla Sanità e si gonfiava esibendo questo bel risultato. O a tutti gli altri assessori che si ingozzavano di aragoste a Tivoli lasciandole sul conto della Regione. Ma il discorso si illuminerebbe… d’immenso pensando alle dilapidazioni pubbliche alle quali si accinge Luciano D’Alfonso per far completare l’inutile fondo-valle del Sangro, che quaranta anni fa fortunatamente fu interrotta per non spendere altri soldi pubblici e che è rimasta incompleta senza che nessun camionista abbia subito un danno o un ritardo sulla consegna delle merci.

E non finirebbe qui, perché, se dobbiamo mantenere un apparato giudiziario che toglie i servizi dove producono di più, come a Sulmona rispetto a L’Aquila, il cittadino che andasse a pagare imposte e tasse di iscrizioni delle cause potrebbe pure pensare di scegliersi i giudici, come si fa per gli arbitri nei sistemi giudiziarii più avanzati. E non si troverebbe davanti a facce di bronzo che gli rinviano la causa di tre anni senza neppure il pudore di giustificarsi, oppure a teste di minchia che, alle rimostranze sugli errori marchiani compiuti in sentenza, se ne avvedono, ma rispondono che il rimedio c’è ed è l’appello.

Il sindaco Ranalli ha scoperto un vaso di Pandora del quale forse non conosceva neppure l’esistenza, quando ha proposto a Sulmona di pagarsi il punto-nascite: si potrebbe arrivare anche alla possibilità di scegliere, attraverso votazioni anche concitate come nelle assemblee condominiali, ma pur sempre libere votazioni, il primario che opera nel punto-nascite, senza lasciarlo alle scelte della politica, e forse le gestanti non andrebbero altrove.

Insomma, un sano liberalismo nei servizi, tanto da sconvolgere le incrostazioni di decenni.

Suvvìa, chi si tirerebbe indietro dal pagare il biglietto di uno spettacolo indimenticabile: la più rivoluzionaria rottamazione del sistema per il quale il cittadino viene spremuto e nulla può eccepire sui servizi, rispetto al nuovo sistema per il quale il cittadino si spreme da solo però caccia a pedate i lestofanti della politica e i loro accoliti che occupano le poltrone, i ministeri, gli sgabelli della Repubblica?