L’OCATION

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27 giugno 2014 – Il presidente onorario dell’accademia della Crusca, prof. Francesco Sabatini, ha sottolineato come non sia necessario ricorrere a termini stranieri quando la nostra lingua è ricca di ogni tipo di parole, definizioni, locuzioni, che possono rendere benissimo il pensiero e il concetto.

Lo ha fatto nel recente convegno sulla telematica giuridica, tenuto nella splendida abbazia di Santo Spirito, alla Badia (nella foto del titolo). Ha preso lo spunto dalla affermazione di una intervenuta, che, per sottolineare proprio il luogo che ospitava il convegno, non ha saputo far altro che parlare di “location”.

Ma non si può chiamare il posto con il suo nome italiano? Andiamo anche oltre e meglio di quanto ha detto Sabatini e riportiamo un passo di Leonardo da Vinci, tratto dal “Codice di Windsor”, che non a caso apre tutti i quindici volumi del “Dizionario della Lingua italiana” del Battaglia, edito da UTET: “I’ho tanti vocaboli nella mia lingua materna, ch’io m’ho più tanto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia”.

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