Ma i commercianti non sanno neanche che sciopereranno

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Corte dAppello AQ

GRAVI LACUNE NELLA STRATEGIA DEI SALVATORI DEL TRIBUNALE CHE PRETENDONO PURE DI DARE VOTI AGLI ALTRI

26 NOVEMBRE 2016 – La prerogativa di tutti i generali sconfitti è quella di prendersela con gli alleati incapaci;

rimettere in discussione le strategie è virtù assai poco praticata. Una conferma viene da questo ritorno di fiamma nella battaglia per la salvaguardia del tribunale di Sulmona. Notata la assenza del presidente della giunta regionale e quella di un assessore regionale alla assemblea di ieri, la prima e più generale reazione è stata quella di “invitare la Regione a dire da che parte sta”, oppure “indurre la Regione a promuovere i passi per rimarcare la peculiarità del tribunale di Sulmona”.

Un presidente e un assessore regionale non commetteranno mai l’ingenuità politica di schierarsi per Sulmona tralasciando Avezzano, Lanciano e Vasto; né una loro parola a favore della salvaguardia di tutti e quattro quei tribunali potrà essere utile, perché dal Ministero hanno fatto già sapere che quattro su quattro non si salveranno. Gli oracoli hanno interpretato le parole del ministro Orlando come disponibilità a conservare uno o al massimo due tribunali. Allora è molto più realistico studiare una strategia per proporre un abbinamento Avezzano-Sulmona e Lanciano-Vasto; una sinergia di questo genere non consentirebbe ai vertici regionali di non pronunciarsi, posto che non sarebbe conseguenza di un esasperato campanilismo e raccoglierebbe l’indirizzo del Ministero (ammesso sempre che sia questo, perché capire cosa dice Orlando nei giorni dispari non vuol dire avere la chiave di lettura per i giorni pari).

Ma mettersi in cattedra e dare i voti al presidente della giunta e all’assessore è quanto meno sterile, se non urticante. Scaricare, poi, la responsabilità della battaglia sulla cittadinanza con il pretendere una giornata di chiusura totale dei negozi è arrogante e anche inutile.

E’ arrogante, da un lato, perché non è il frutto di una trattativa o una sensibilizzazione dei commercianti attraverso incontri con le loro associazioni di categoria: viene lanciata la proposta in una pubblica assemblea, come ha fatto Paola Pelino, per coprire la sostanziale e formale inerzia nella presentazione di proposte di legge, di modo che, se lo sciopero non si fa, la colpa della chiusura del tribunale sarà dei commercianti e non di chi fa le leggi.

E’ inutile, dall’altro lato, perché se scioperano i commercianti del centro storico e di qualche zona adiacente ormai non se ne accorge nessuno, tutti presi come sono dallo shopping nei centri commerciali. A meno che non si voglia fare come si fece nella battaglia per costituire la provincia di Sulmona, negli anni Ottanta, quando le “menti” (strateghi falliti anche loro) articolarono la bella idea di fare passare la mattina alle ore sette squadre di improvvisati attacchini per incollare i manifesti dello sciopero sulle saracinesche dei negozi e far trovare i commercianti davanti al fatto compiuto, pur di ottenere una “serrata” da rivendere sulle pagine dei giornali. E comunque sarà un po’ difficile anche in tal caso tenere chiusi i centri commerciali; è più facile beccarsi qualche querela.

La scelta di costituire un tribunale Sulmona-Avezzano, ammesso che si sia ancora in tempo per fermare il calendario della soppressione, è stata variamente articolata e trova ampio consenso nella Marsica. Gli strateghi peligni l’hanno scartata perché la considerano una anticamera alla soppressione; ma poi esultano in questa anticamera se solo le si cambia nome e la sia chiama “proroga”. Come disse Nanni Moretti parlando dei vertici dell’Ulivo? Con questi dirigenti non vinceremo mai. Rispettato il diritto di autore, possiamo fare nostra questa valutazione, visto che non sanno andare oltre la riunione tra quattro muri per dire che la società civile dovrebbe, i professionisti dovrebbero, i politici dovrebbero; e sono presi pure dalla presunzione di dare i voti agli altri?

Nella foto la Corte d’Appello dell’Aquila

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