LACRIME CHE NON COMMUOVONO
13 GENNAIO 2013 – Stefania Pezzopane, senatrice del PD, ha invitato Massimo Cialente a ritirare le dimissioni da sindaco dell’Aquila. Poi in una intervista ha affermato che “il ministro Trigilia non ci sta bene. Se se lo vuole tenere Letta, se lo tenga, ma è una scelta che fa lui”.
Come avevamo anticipato, le dimissioni di Cialente sono bivalenti: sono il punto di arrivo di una situazione non più sostenibile, come quella della giunta comunale aquilana nella quale il vice-sindaco è agli arresti domiciliari per marachelle non proprio goliardiche.
Sono il punto di partenza per la protesta contro la riduzione dei finanziamenti alla città; e il ministro Trigilia ha rappresentato una chiara espressione di spending review rispetto alle centinaia di miliardi che la città esige. Ora arriviamo a quello che noi avevamo immaginato da tempo, ma che le anime belle del buonismo italico non consideravano possibile: che i ministri si scelgano a L’Aquila, perchè questa città, contrariamente ai centri emiliani terremotati e alle decine di altre città alluvionate, ha anche la potestà di guidare le scelte politiche nazionali, dopo averci imposto un euro di aumento delle marche da bollo e la accisa sulla benzina che, come la guerra in Abissinia insegna, una volta introdotta non si cancella neanche se la Costituzione rinnega la scelta coloniale.
Ora, per quanto Sulmona sia terremota quanto L’Aquila, una cosa affermeremo con la massima… fermezza: gli strilli e gli atti di arroganza di una città che non si sottopone neppure al vaglio della magistratura amministrativa di grado più elevato (come il Consiglio di Stato) non debbono avere ascolto alcuno, anche se accompagnati da lacrime sapientemente riprese dalle telecamere del TG3 e di tutte le altre emittenti. Se L’Aqula deve sottoporsi al giudizio del governo di Roma non può scegliersi i ministri che vuole e soprattutto non può minacciarli con destituzioni che non possono partire dall’Aquila. Il Governo e le istituzioni aquilane sono in ritardo nel rispettare un deliberato del Consiglio di Stato favorevole a Sulmona che è stata esclusa ingiustamente dal “cratere”. Fin quando avremo voce lo ripeteremo, anche se dispiace a tutta L’Aquila.





