MA NON ERA L’IMPIANTO ALL’AVANGUARDIA?

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IL PASSO INDIETRO PER L’INCENERITORE AUTORIZZA AD AUMENTARE LE CAUTELE QUANDO SI PARLA DI TUTELA AMBIENTALE

5 febbraio 2026 – “La notizia è ufficiale: la società Get Energy Prime Italia S.r.l. ha formalmente richiesto alla Regione Abruzzo l’archiviazione dell’istanza di PAUR per il progetto dell’impianto di recupero rifiuti a Sulmona. Questo passo indietro, protocollato il 2 febbraio 2026, segna la chiusura dell’attuale procedimento autorizzativo”. Quelli del “Comitato No Inceneritore Get Energy” prendono come un fatto molto positivo la novità, in buona parte inaspettata, del “mezzo insuccesso” dell’impianto di Sulmona.
“Sebbene la società dichiari che non si tratta di una rinuncia definitiva, ma di una pausa
tecnica per riorganizzare la documentazione a seguito delle criticità emerse, il Comitato
No Inceneritore rivendica questo risultato come una straordinaria vittoria della
mobilitazione popolare”.
“E’ un risultato – aggiungono – che non è caduto dal cielo, neppure è il frutto di un improvviso ripensamento burocratico”. Si spingono, poi, a ricondurre questo esempio nel più ampio disegno del funzionamento delle democrazie.

Due ordini di considerazioni si possono fare su questa retromarcia. Innanzitutto: buona parte della istruttoria è stata velata da un segreto ingiustificato, o almeno dimostratosi tale non appena gli occhi dei politici si sono concentrati su questo impianto. Che potesse passare un inceneritore, o termovalorizzatore, o comunque lo si volesse chiamare, sotto la protezione dei segreti per marchi o vari diritti di privativa è apparsa subito la bufala che convinceva solo chi voleva farsi convincere. L’aria proveniente da quell’impianto l’avrebbero respirata i sulmonesi e i sulmonesi avevano diritto di sapere se l’aria sarebbe stata inquinata o sarebbe addirittura diventata tossica; per lo meno, sapere i processi di trattamento. E non sentirsi rispondere, più o meno: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole; e più non dimandare”.

In secondo luogo, alla presentazione del progetto si compiacquero di usare toni carezzevoli (e qualcuno si spinse oltre) il sindaco di allora, Gianfranco Di Piero e, se la memoria non ci inganna, anche rappresentanti di parte opposta, Fratelli d’Italia. A quali fonti si erano informati? Vedevano la scienza applicata dove ora neppure l’impresa si sente di affrontare il confronto con i politici che hanno avviato un giudizio più severo? Sapranno dire ora quale sia stato il percorso che allora li convinse e sul quale pensavano di convincere una popolazione disattenta e sonnacchiosa, come si va dimostrando da qualche decennio la popolazione sulmonese?

L’impressione definitiva che si trae da questa ulteriore esperienza nel settore delle tutele ambientali è che il territorio della Conca peligna è esposto ai tentativi più vari di inserirvi fabbriche ed impianti non proprio in linea con la vocazione ambientalistica e turistica, che è l’unica risorsa che gli è rimasta, delle tante che prima degli anni Novanta aveva.

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