MESSA NOTTURNA ALL’ANNUNZIATA

328

L’interno della Chiesa dell’Annunziata

OMELIA CHE SCUOTE, DON GILBERTO VA AL SODO

21 LUGLIO 2013 – Alle ore 21,30 Don Gilberto ha celebrato la messa notturna estiva nella Chiesa dell’Annunziata, da poco restaurata con ulteriori interventi.

L’iniziativa della funzione domenicale in un orario insolito si concretizza per la prima volta quest’anno, in una sede che ha sempre costituito un punto di contatto con la vita del centro storico, già nell’epoca nella quale la Messa veniva celebrata alle ore 12,30 della domenica, negli anni nei quali incontrarsi significava poterlo fare anche senza aperitivi irrobustiti da olive, pizze, fritti di mare, crema chantilly, cespugli di sedani.

Il rito di don Gilberto, come quelli che il sacerdote ormai celebra in tutte le chiese del centro e in orari canonici, cerca di distinguersi per un maggiore impulso alla concentrazione spirituale, in un luogo che, ormai nella sua essenzialità di arredi, può dare un grosso contributo alla riflessione.

Rivolgendosi ai presenti in una appassionata omelia, pronunciata tra i banchi della chiesa e proprio sotto ai monumentali impianti degli organi dell’Annunziata, Don Gilberto ha invitato a creare delle gerarchie nelle urgenze alle quali gli uomini di oggi sono chiamati: a non credere che agitarsi equivalga a risolvere i problemi, a non credere che la soluzione di alcuni problemi minimi (che pure richiedono grande impegno) sia la soluzione dei problemi della vita. In questo non sapere scegliere egli ha individuato i motivi di un “continuo stress”, della angoscia e della sensazione di inadeguatezza, che alla fine assorbe anche le risorse utili ad una crescita più lenta, ad una maturazione spirituale, “cioè per quella condizione che consente di affrontare le vere, definitive emergenze della vita, di dare una risposta ai veri “perchè” della esistenza”.

Le inutili maratone per le nozze

Ravvivando l’omelia con immagini di sicuro effetto, don Gilberto ha anche rapportato le ansie inutili a quelle che affrontano i molti genitori prima delle nozze dei figli: “con aspettative che riguardano soprattutto il non sfigurare negli allestimenti e nei particolari della cerimonia. Un anno talvolta serve per preparare un matrimonio: per quella preparazione, tutta materiale, le coppie di sposi promessi arrivano sfinite, quasi sembra di leggere nei loro visi la speranza che tutto si concluda subito. E non si percepisce la grande festa che sta dentro al matrimonio”.

L’occasione di esporre la necessità di una scala delle cose rilevanti nella vita è venuta al parroco dal Vangelo del giorno, cioè dal raffronto delle figure di Marta e Maria, la prima presa da uno svolgere incessante (e acritico) delle “faccende”; la seconda interessata a sentire il messaggio di Gesù Cristo.

Le figure di Marta e Maria e i loro significati

Attraverso questi raffronti il Vangelo parla e insegna” e insegna prima di tutto a non “dirsi soddisfatti del matrimonio solo perchè si garantiscono i mezzi per pagare le bollette o far studiare i figli; insegna a tenere vivo il colloquio tra i coniugi”. “Di che cosa veramente abbiamo necessità? Questa città è stata scardinata dai bombardamenti dell’ultima guerra. Credete che in quei tempi la gente si sia salvata perchè pensava alle piccole cose? E non pensate che il benessere, in genere, proprio perchè fa sentire al riparo dai pericoli più imminenti, sia un ostacolo nella ricerca delle cose importanti? O non porti, semmai, a preoccuparsi delle cose minime? Avverto crescere un motivo di grande stress: quello di essere sempre raggiungibili con il cellulare, quasi che la nostra immagine non esista se non attraverso il telefonino” L’omelia di Don Gilberto è stata vulcanica, tutt’altro che una tisana per la notte ormai iniziata; e al confronto i canti con le chitarre, per solito momenti di vivacità nelle messe, andavano con una marcia ridotta, anzi sembravano reperti archeologici. Ora non si potrà dire che un messaggio chiaro non sia stato espresso dal centro focale della città, nella chiesa da sempre strategica.