METAMORFOSI DA IMMONDIZIA

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Una conseguenza dell’inquinamento in questo mostro in Via del Babbuino da Roma?

DIVENTEREMO COME FRUTTI DI UNA MUTAZIONE GENETICA CHE OVIDIO PIETOSAMENTE DESCRIVERA’ NEGLI ESAMETRI DEL TERZO MILLENNIO

12 FEBBRAIO 2018 – C’è il rischio che un giorno ci guarderemo allo specchio svegliandoci la mattina e ci troveremo come questo strano frutto della natura che si affaccia da un balcone in Via del Babbuino a Roma. A forza di respirare l’aria dei camion che portano a centinaia di tonnellate al giorno l’immondizia dell’Aquila, di Roma e poi (marginali quantità) del consorzio dei comuni per la gestione dell’impianto di “Noce Mattei” saremo tanto ricolmi di sostanze chimiche reattive che non sapremo di appartenere ad un’altra specie: una metamorfosi che Ovidio tratterà con la “pietas” dei suoi esametri millenari, per cantare l’avventura di abitanti non colpevoli del degrado che li fulmina.

Oddìo, se guardiamo in giro qualcuno che già assomiglia a questo mostro non è difficile trovarlo: sono gli avamposti della specie umana che si consegna al mondo animale per il gusto di assecondare il potere ad ogni costo, pure a quello di perdere le qualità minime della “dignitas” (tanto per rimanere alla latinità): come gli orchi della trilogia di Tolkien, obbediscono ad ogni despota, pure a quelli che non li lasciano uscire a respirare una boccata d’aria per non distoglierli dal lavoro brutale e sordo al quale sono costretti. In Val Peligna uscire per respirare una boccata d’aria sarà difficile anche per il metanodotto che nella carenza assoluta di ventilazione in alcuni giorni sparerà residui di combustione. Ma un medico attento prescriverà la cura dei fanghi: quelli mandati da D’Alfonso appena scavati dal porto di Pescara…