SE NON FOSSE SCOLPITO SU PIETRA SAREBBE INCREDIBILE

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UNA INDULGENZA PLENARIA DI PAOLO V E L’IMPORTANZA DELLA RACCOLTA DI ISCRIZIONI

6 MAGGIO 2019 – Oltre che a concedere il perdono a Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, il Papa Camillo Borghese consentì un formidabile dono alla comunità sulmonese, della quale diventeranno principi i suoi discendenti, passando anche per il fratello di Junio Valerio Borghese, Medaglia d’Oro e, poi, anche d’argento, al Valor Militare durante l’ultimo conflitto mondiale e prima della sua adesione alla Repubblica Sociali Italiana e del presunto tentativo di colpo di Stato nella notte dell’Immacolata del dicembre 1970.

Il 12 marzo 1613 proprio Camillo Borghese, papa Paolo V, emanò la bolla che prevedeva una indulgenza plenaria per i confratelli della Arciconfraternita della SS Trinità nel giorno della iscrizione al sodalizio e in punto di morte e per coloro che avessero visitato la Chiesa (ora lungo il Corso Ovidio, nei pressi della monumentale facciata dell’Annunziata), nei giorni della Trinità, dell’Annunziata, dell’Assunta e di San Giacomo.

Della indulgenza plenaria si ha conferma nella iscrizione (nella foto del titolo) ancora oggi leggibile nel timpano dell’ingresso della Trinità, che, fra l’altro, è stato spostato negli anni Cinquanta del secolo scorso per l’ampliamento della sede stradale con la costruzione dei portici. Sopra tale iscrizione si nota una delle rare raffigurazioni, in città, di Dio in pietra.

Tutto questo si trova in una delle 415 pagine di un volume appena pubblicato: “Le iscrizioni della città di Sulmona del XVII e XVIII secolo”; autori sono Ezio Mattiocco e Franco Cavallone ed è pubblicato dalla Deputazione Abruzzese di Storia Patria e dalla Università Sulmonese della Libera Età con i tipi della Libreria Colacchi dell’Aquila. Con questa seconda pubblicazione (la prima riguardava il periodo precedente, cioè dal Medioevo) la città che fu nel XIV secolo sede del Giustizierato dell’Abruzzo (in sostanza, un capoluogo) viene a disporre di uno dei cataloghi più completi tra le città d’Europa, come osserva Marco Buonocore nella presentazione e come ha sottolineato la prof.ssa Flavia De Rubeis nella conversazione che questa sera ha intrattenuto i numerosi ospiti della sala di conferenze “San Panfilo” in Via Roosevelt.

Con pazienza e dovizia di citazioni bibliografiche, gli autori hanno collezionato centinaia di iscrizioni nell’ambito della cinta muraria, ma anche nelle immediate vicinanze; lo meritavano l’eleganza delle iscrizioni e la raffinata tecnica usata, nel solco di quella scia di elevazione artistica che proveniva direttamente da Roma. Ce ne sono testimonianze anche nella Cattedrale di San Panfilo.

Il riferimento a “Paulus V Burghesius” sulla facciata di San Pietro a Roma

Del resto, quando si parla di iscrizioni si ha in mente proprio quella che riguarda il papa Borghese  sulla facciata di San Pietro a Roma.

Ed è quasi pronto il terzo volume di questo lungo percorso che serve a consegnare ai posteri il panorama di tanti reperti, costantemente in pericolo più per l’incuria che per i terremoti. Forse per molte iscrizioni questo era l’ultimo tram prima che andassero del tutto perdute.

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