MONICELLI: SULMONA MI ACCOGLIE BENE NONOSTANTE IL FILM

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Un grande regista e il suo film più scomodo

29 NOVEMBRE 2010 – Un lungo, appassionante mese trascorso nelle riprese del set di “Parenti serpenti” è quello che ricorda Sulmona della presenza di Mario Monicelli (nella foto del titolo in un servizio del mensile “Arianna” del 1973), negli attimi nei quali si diffonde la notizia della improvvisa morte del grande regista.

Film cinico, troppo crudo per essere guardato con spensieratezza, troppo scomodo perchè si potesse individuarvi la mentalità e l’ambiente di una città: tanto è vero che molti sottolineavano come la tradizione della “squilla” (la processione che passa a Via Manlio d’Eramo, ma solo nel film) è di un’altra città consorella d’Abruzzo. Ma non serve scaricare su altri l’origine delle tante ipocrisie del piccolo ambiente di provincia, delle perfidie delle parentele di facciata. “Parenti serpenti” ha consentito di guardarsi allo specchio, con gli occhi tutt’altro che bonari di Mario Monicelli: ma l’importante, nella critica dei costumi, non è il lieto fine. L’esplosione, almeno quella, è valsa a scuotere tante pigre certezze.

E del resto proprio Monicelli annota in una intervista come Sulmona sia “l’unica città, tra quelle raccontate nei miei film, che mi accoglie ancora bene nonostante forse io non lo meriti, per quello che racconto”.

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