GILDO DI MARCO: FORMIDABILI QUEI MESI CON MONICELLI

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BREVE RICORDO MENTRE LA RAI COMMEMORA IL GRANDE REGISTA

SULMONA, 30 novembre – Torna con la memoria a quaranta anni fa Gildo Di Marco, mentre parla dalla sua abitazione vicino a Piazza Garibaldi delle riprese di “Brancaleone alle crociate” (nella foto del titolo un fermo-immagine nel quale Di Marco è il più alto), girato sotto la regìa di Mario Monicelli nell’alto Lazio, nel Senese e in Algeria per tre mesi:

“Era un ambiente molto affascinante, perchè il cinema italiano credeva molto nel suo ruolo. C’erano personalità della statura di Gigi Proietti, Paolo Villaggio, Celi, Doffolo, artisti in via di progressiva affermazione, che nei loro ruoli mettevano l’anima. Non sta a me dire quale sia stato il livello artistico di Mario Monicelli; se mi si chiede come l’abbia sentito sotto l’aspetto umano, debbo dire che aveva un tratto umano ed una signorilità davvero straordinari, che ho ritrovato, così come mi erano apparsi in quei tre mesi di riprese, quando ho incontrato di nuovo Monicelli a Sulmona, in questa città che lo disponeva così bene e che secondo me lui avrebbe voluto frequentare di più. Ebbi occasione di parlare ancora con questo personaggio di statura internazionale e conservo così un’immagine nitida, forte”.

Mentre il sulmonese Gildo Di Marco, che l’anno prima aveva girato “Nell’Anno del Signore” con Alberto Sordi,  Nino Manfredi, Claudia Cardinale, torna alle scene medievali delle crociate, sullo sfondo si sente il “campanone” dell’Annunziata, quasi a richiamare una atmosfera cittadina assai cara a Di Marco, organizzatore della nuova edizione del torneo cavalleresco della “Giostra” di Piazza Maggiore nel 1995 dopo oltre trecento anni di silenzio.

“Brancaleone alle crociate” era successivo rispetto a “L’armata Brancaleone”, che oggi Rai Tre ha immediatamente “ridato” in onore di Monicelli. “Sì, era il film, per intenderci, che si conclude con la scena molto suggestiva della Morte dinanzi a Brancaleone, mentre brandisce la falce e colpisce la giovane donna che sta con l’”eroe” e lo protegge. La Morte si accontenta di aver ucciso comunque e dice: “Adesso i conti tornano” avviandosi a fare altre operazioni… matematiche”. Cinismo anche nella necessità contabile della bianca signora. Ma grandissima tensione morale che nel cinema italiano ha lasciato un segno formidabile.