TRA LA BELLEZZA E LA PERVERSIONE OVIDIO VORREBBE PRESERVARE LA DONNA CHE AMA

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Consigli effimeri alle donne di ogni tempo

10 MAGGIO 2010 – Sembra che queste rime di Ovidio nella “Cosmesi del volto femminile” abbiano anticipato quello che le riviste dei giorni nostri riferiscono sulla vanità delle donne, ma anche degli uomini.

Ovidio nel primo verso dei “Medicamina faciei femineae” va subito al dunque : “Giovani donne, a quali cure il volto affidare, apprendete di modo che protetta sia la vostra bellezza” e, dopo un breve inciso sulla morigeratezza dei Sabini, parla delle esagerazioni per l’apparire, al suo tempo : “Le vostre madri invece generarono figlie capricciose: volete che vi vestano stoffe intessute d’oro capelli profumati volete e diverse acconciature e mani impreziosite dalle gemme volete, di pietre che provengano dall’Oriente vi ornate, a tal punto onerose che averne due all’orecchio è un gran peso. Ma non c’è da indignarsi : giusta è la vostra voglia di piacere in un tempo che vuole raffinato anche l’uomo. Sono i vostri mariti al modo  delle donne raffinati: difficile è alla moglie emularne la cura”.

La citazione dei versi di Ovidio ci consente di dare un riscontro a chi, giustamente, ha notato una sovrapposizione di tematiche tra Ovidio e Catullo, tanto che ci è stato chiesto di precisare che “non con te né senza di te vivere io possa” (riportata a pag. 8 del numero di febbraio, tra le frasi adatte al San Valentino moderno) è espressione che apparterrebbe solo a Catullo. Invece è contenuta, testualmente, negli “Amores” di Ovidio, 3. 11b, verso 7, completata con un disorientante “così da non sapere ciò che voglio davvero. Vorrei che fossi meno bella o meno perversa, non si adegua la tua pura bellezza a un’indole viziosa. Per ciò che fai ti odio, mentre il tuo volto implora solo amore.