UN THRILLER RIPROPONE LA ATTUALITA’ DEL SUO “ESILIO”
2 APRILE 2017 – E’ il protagonista e l’emblema di un riscatto morale il Publio Ovidio Nasone che molti vorrebbero solo come il cantore di teneri amori. Si interessano alla sua figura i professori di un istituto scolastico nel quale si svolge la trama di un thriller d’eccezione, fatto di fini riferimenti psicologici. E quale sarebbe il titolo che legittima il poeta sulmonese a diventare il paladino di chi è stato, senza volerlo, testimone e non può… dimettersi da questo suo ruolo? “Ovidio… Adoro Ovidio. Soprattutto i Tristia, però” confessa Arianna a Giovanni, ma alla ovvia domanda sul motivo di questa predilezione, rispetto anche a Catullo, risponde laconica: “E’ lungo da spiegare. Un’altra volta, ma mi ha fatto piacere parlare di queste cose”.
Come in ogni “giallo” che si rispetti, altre scene si sovrappongono a questa che rimane sospesa, ma che non può non avere uno sviluppo. E infatti di lì al lunedì questa preferenza si spiega tutta, proprio quando i protagonisti affrontano il tema dell’omicidio che ha scosso l’ambiente: “Ma cosa c’entra l’esilio di Ovidio?” chiede ancora Giovanni. “Niente naturalmente, ma Ovidio era stato esiliato ufficialmente per aver scritto quel poema bello erotico che è l’Ars amatoria, e invece, nei Tristia, lui praticamente confessa di aver visto qualcosa che non doveva vedere, e che per questo è stato mandato in quel posto orribile”. “E che cosa aveva visto?”. Arianna sorrise: “Eh, non si sa… ma probabilmente qualcosa legato alla figlia di Augusto”.
Del “segreto inconfessabile” come lo definisce Arianna non si possono macchiare gli altri docenti; non potrebbero, pensando al segreto che sconvolse la vita del Sulmonese e lo condusse a scontare colpe non sue nella relegazione di Tomi, nell’attuale Romania. Ovidio perse tutto con quella storia, ma non ha mai rivelato persone e circostanze; neppure quando questa rivelazione forse avrebbe potuto rimuoverlo dall’incubo del Ponto Eusino, ai confini del mondo e lontano dalla bellezza di Roma che lo aveva ispirato nelle “Metamorfosi”. Sul punto, più di un approfondimento, anche di recente, è stato svolto da studiosi di letteratura e filologi; in senso diametralmente opposto a quello propinato da vari mass-media.
Meno male, dunque: leggendo questo “Il segreto di Ovidio” ci si solleva dall’incubo che Ovidio venga riconosciuto solo per il cantore di pratiche di inganni e di tresche amorose, che lui non volle mai essere. Sarà ricordato per qualcosa di più del pur grande Catullo; per qualcosa che lo oppose all’uomo più potente del suo tempo e lo fa apprezzare oggi anche in America.
Ed anche in una piccola scuola del XX secolo si può ascoltare Ovidio come se parlasse oggi. Siamo alle ultime pagine del “Segreto di Ovidio”: : “E’ capitata una cosa…” ripetè lui “ti ricordi di Ovidio, di quando ne abbiamo parlato? Be’, è andata come nei Tristia: Antonio ha visto qualcosa che non doveva vedere…” Tacque un attimo e poi riprese: “Ovidio, però aveva pagato perché conosceva un segreto inconfessabile, aveva pagato lui, poveretto: lo avevano esiliato”
Adele Rosazza “Il segreto di Ovidio”, Robin Edizioni, Torino, 2014, pagine 353, euro 15,00)






